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Testimonianza Silvia Bindella

Testimonanianza Silvia Bindella

Sul Palco è stata invita a parlare Sivia Bindella, figlia di Terry Meneghetti.

Omicidio di Teresa Emma (Terry) Meneghetti

Il 15 giugno 2026, il Tribunale per i minorenni di Milano ha condannato a 16 anni di reclusione il ragazzo che, il 14 maggio 2025, a soli 15 anni, uccise la sua ex vicina di casa, Teresa Emma (Terry) Meneghetti, di 82 anni.

Ecco i punti chiave della vicenda:

  • Il fatto: Il giovane, di origine domenicana e che in passato aveva vissuto con la propria madre nello stesso palazzo della vittima, si era introdotto nell'abitazione dell'anziana. Al culmine di una discussione, l'aveva strangolata e colpita alla testa con un oggetto contundente, una pesante lampada di pietra.

  • La confessione: Subito dopo il delitto, il ragazzo tornò a casa e confessò l'accaduto alla madre. Fu proprio la donna, in uno stato di profonda angoscia, a chiamare immediatamente il 112 per denunciare il figlio, gesto che lei stessa ha descritto come l'unica cosa giusta da fare.

  • Il processo: La Procura per i minorenni, diretta da Luca Villa, aveva richiesto una condanna a 18 anni di reclusione, con l'aggiunta di cinque anni in una Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza). Il giudice ha infine stabilito una pena di 16 anni.

  • Contesto: Il ragazzo aveva avuto in passato colloqui con specialisti per problematiche legate alla depressione adolescenziale. Al momento del processo, è stato inoltre stabilito il "non doversi procedere" per l'accusa di violazione di domicilio, a causa dell'assenza di una querela formale da parte della famiglia dell'anziana.

La memoria di Terry Meneghetti è stata ricordata dai legali della parte civile come una vittima innocente, sottolineando il dolore mai colmabile per i suoi figli e nipoti.


Intervento di Silvia Bindella alla Costituente di Futuro Nazionale

13 Giugno 2026 - Roma

Video YouTube: https://youtu.be/NPEkQNOdu8s

Introduzione Roberto Vannacci

Grazie a lei. Io e la signora ci siamo presentati per la prima volta adesso. Non c'eravamo mai incontrati, mai visti, mai conosciuti. La signora mi ha telefonato e mi ha raccontato la sua storia. E adesso, con questa testimonianza della signora - che ho voluto, alla quale ho chiesto di partecipare a questa assemblea, e la signora, devo dire, ha molto gentilmente accettato - si apre, diciamo, il pacchetto, la parte dedicata alla giustizia. E io sono profondamente convinto che questa giustizia vada cambiata. Vada cambiata perché non funziona, sotto molti aspetti. E la signora è qua per raccontarci quello che ha vissuto, la sua esperienza. E così come a me ha convinto al telefono, commuovendomi anche, che è necessario cambiare il nostro sistema giudiziario, lascio a voi giudicare e lascio la parola a Silvia Bindella.

Silvia Bindella

Buongiorno a tutti. Sono qui come una semplice cittadina italiana, una persona che ha sempre creduto nello Stato, nelle sue leggi e nel valore profondo dell'onestà. Porto davanti a voi una testimonianza dolorosa ma necessaria. Una verità scomoda, che forse non tutti conoscono o che molti preferiscono ignorare.

Io sono una vittima di reato. E sono oggi qui a dirvi che essere una vittima di reato in Italia significa subire due violenze: la prima, feroce, da parte del criminale; la seconda, ancora più dolorosa, da parte delle istituzioni. Esattamente un anno fa la mia mamma, di 82 anni, è stata strangolata più volte e colpita alla testa a morte senza un motivo dentro la sua casa. L'autore di questo orrore è un ragazzo di 15 anni. Ma la scia di sangue non si è fermata quel giorno. 90 giorni dopo, e vi chiedo di contare questi 90 giorni uno per uno, il compagno di vita della mia mamma, l'uomo che per me era mio padre ed era il nonno delle mie figlie, non ha retto al peso di quell'inferno e si è tolto la vita. Io ho seppellito i miei genitori in 90 giorni.

Questo è successo nonostante io continuassi a chiedere aiuto alle istituzioni con le pochissime forze che mi erano rimaste. Un minore di 15 anni, con un solo atto di ferocia, ha sterminato più famiglie e tre generazioni distruggendo il nostro futuro. Io, vittima, ho dovuto pagare psicologi, avvocati, perizie interamente di tasca mia. Sì, perché lo Stato mi guarda il reddito. Mi guarda il reddito davanti a un omicidio così brutale. Chi ha ucciso, invece, ha lo Stato che gli garantisce il patrocinio gratuito, gli garantisce gli psicologi e gli assistenti sociali.

Non potendomi costituire come parte civile in un processo minorile dovrò successivamente pagarmi altri avvocati, magari accedendo anche a dei finanziamenti, mentre il carnefice ce l'ora sempre gratis. Dovrò attendere altri processi e aspettare che un giudice stabilisca un risarcimento. Un risarcimento danni che probabilmente è destinato a rimanere soltanto sulla carta perché, nella nella maggior parte dei casi, questi soggetti sono nullatenenti, e lo stesso le loro famiglie. Ancora una volta mi ritroverò sola, perché lo Stato mi lascia sola, perché lo Stato vuole che io rincorra il mio carnefice fino alla fine dei miei giorni per richiedere quello che è un mio diritto. Lo Stato, quindi noi tutti, spende 54.000 euro per il mantenimento di un solo detenuto, ma liquida le vittime con una tantum di 50.000 euro da dividere tra gli eredi. Sia chiaro, la mia mamma non ha prezzo, ma è surreale che una vittima debba essere liquidata con l'elemosina pubblica.

Il nostro paese prevede la tutela, la protezione, il recupero e i diritti di chi di chi delinque, mentre le vittime vengono lasciate sole, noi siamo abbandonate. La mia mamma, per lo Stato, era considerata benestante perché prendeva una pensione di 1.200 euro, guadagnata dopo 50 anni di lavoro come operaia in una ditta farmaceutica e dopo aver pagato le tasse. Ma per lei aiuti e sussidi e una casa popolare non erano previsti. Questa è la distorsione della realtà, una vita di sacrifici liquidata come un privilegio da dimenticare, mentre chi vive di espedienti o devasta la società riceve assistenza immediata a scatola chiusa a spese dei contribuenti. Assistiamo a un altro paradosso: abbiamo il garante dei detenuti ma non abbiamo un Garante Nazionale delle Vittime. In Italia esistono tutele, fondi per le vittime di terrorismo, della mafia, del dovere o della strada, ma per chi subisce un reato violento comune, tutto questo non esiste.

La morte non fa differenze, il dolore è esattamente lo stesso e anche la tutela dello Stato dovrebbe essere lo stesso, altrimenti significa accettare che esistano vittime di serie A e vittime di serie B. Proprio in questi giorni il Consiglio UE ha approvato una nuova direttiva per le vittime di reato. È un passo avanti, certo, ma le carte non bastano. Tra le norme astratte e la realtà della vita quotidiana c'è ancora un vuoto d'aria immenso. Il supporto legale e psicologico deve essere immediato, totale e gratuito, a prescindere dal reddito.

Credo che lo Stato debba farsi carico di una funzione di garante universale. Deve essere lo Stato a risarcire subito e integralmente la vittima, per poi rivalersi, con fermezza, sul carnefice. Non dobbiamo farlo noi. Non è tollerabile che una persona debba restare sola anche dopo una sentenza di condanna. Una giustizia che riconosce un diritto sulla carta ma non lo rende concreto non è giustizia, è una beffa. La cronaca di oggi ci dimostra che i minori non sono più i ragazzini di 40 anni fa. Se a 15 anni uccidi come un adulto, devi essere giudicato e condannato come un adulto. Non ci devono essere sconti, non ci devono essere riti abbreviati. Noi vittime sconti non ne abbiamo avuti. Voglio terminare con le ultime parole della mia mamma: "Ciao amore, ci vediamo domani". Per me quel domani e per la mia famiglia è stato cancellato per sempre. Per me, per le mie figlie e la nostra famiglia è iniziato il fine pena mai, perché il fine pena mai ce l'abbiamo noi. Io voglio uno Stato forte che difenda chi subisce e non chi uccide, uno Stato che protegga i cittadini onesti che lavorano e rispettano le regole, altrimenti questo non è uno Stato, è un'istituzione ingiusta, debole e assente. Grazie di avermi ascoltata.

Chiusura Roberto Vannacci

Io voglio voglio ringraziare Silvia per questa per questa testimonianza dolorosa ma che ci fa capire quello che vivono in Italia le vittime della criminalità. E quando mi dicono che nessuno tocchi Caino, io dico me ne frego. Io sto dalla parte di Abele e non dalla parte di Caino. Io sto dalla parte di Abele e non di Caino e Futuro Nazionale proseguirà su questa strada. Grazie.