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Intervento di Paolo Gambi

Intervento di Paolo Gambi

Il discorso integrale di Paolo Gambi tenuto durante l'Assemblea Costituente di Futuro Nazionale. In questo intervento, l'autore analizza la crisi culturale dell'Italia, ponendo l'accento sulla necessità di riscoprire il valore dell'arte e della bellezza come strumenti di guarigione per l'anima del Paese. Partendo da un recente fatto di cronaca scolastica, Gambi presenta il suo "Manifesto di un’alba futurista", un appello a difesa della cultura e del futuro artistico nazionale


Intervento di Paolo Gambi alla Costituente di Futuro Nazionale

13 Giugno 2026 - Roma

Video YouTube: https://youtu.be/__Ytx2NXvKs

Buonasera a tutti e innanzitutto grazie al Generale. Grazie a Massimiliano, all’onorevole Ziello, a Anna Maria, a Lorenzo, a Tommaso, a Edo, a Rossano, a tutti coloro che mi hanno consentito di essere qui perché io non sono un politico. Io sono la voce di uno che grida nel deserto. Forse qualcuno di voi, forse qualcuno di voi mi conosce per quello che faccio sui social, nel deserto dei social, su YouTube e io continuo ad illudermi che anche quello che faccio lì appartenga alla mia ricerca artistica. E infatti io voglio parlarvi di arte, di cultura, di bellezza, di letteratura, perché il nostro paese ha un problema. Il nostro paese ha una malattia profonda, che è insediata nelle cellule, nelle cellule più profonde del nostro organismo. E questa malattia, nel mondo della cultura e dell'arte, è particolarmente cattiva. Questa malattia fa sì che non ci sia spazio non tanto per gli artisti di destra, ma per un artista che solo si permetta di amare la propria patria.

Parlare di arte e di cultura è fondamentale, perché è l'unico modo per andare a guarire l'anima della nostra patria. Il Generale questa mattina ha ricordato quei ragazzi che, anche grazie a Rossano, ci sei Rossano? Eccolo qua, che Rossano ha difeso in Parlamento. Spero di essere stato utile in questa operazione, ma questo dovrebbe farci riflettere, perché se in un paese si può normalizzare il fatto che le istituzioni puniscano dei ragazzi che scrivono "L'Italia agli italiani", peraltro un verso di Carducci, significa che c'è qualcosa che veramente non va.

E allora, in questa sala, voi che siete qui siete e sarete sindaci, assessori, presidenti di regione, ministri e chissà. E io mi appello a voi, perché questo paese ha bisogno di essere salvato nell'anima e, per salvare l'anima di questo paese, bisogna creare gli spazi perché chi si occupa di arte, di bellezza e di cultura possa farlo.

Ne ricordo solo uno, che è il mio, non so, santo protettore quasi, che è Giovannino Guareschi. Questo è il paese che ha perseguitato Giovannino Guareschi e quella malattia è ancora viva.

Allora io, il contributo che ho voluto dare e che vorrei portare qui è un manifesto che ho inserito all'interno del mio nuovo libro, Il Morbo, ma che è stato pubblicato tre giorni fa sullo Spectator di Londra. È un manifesto che si ispira al genio immortale di Marinetti. Marinetti a suo tempo lo pubblicò su Le Figaro. Oggi il mondo anglosassone ha un peso, diciamo, analogo a quello che poteva essere il peso del mondo francese allora e ho deciso di, anche grazie a Nicholas Farrell, il giornalista che mi ha consentito di farlo, di pubblicarlo sullo Spectator. È uscito e io ve lo vorrei leggere, è breve, è più breve di quello di Marinetti, ma questo manifesto vorrebbe essere un insieme di valori intorno a cui radunare tutti coloro che hanno a cuore il futuro culturale e artistico di questo paese. Questo manifesto ha l'ambizione di mettere un tassello per cambiare la storia artistica e culturale dell'Italia.

Ve lo leggo.

Manifesto di un’alba futurista

Qui inizia il post-contemporaneo.

  1. Noi vogliamo cantare l'amor della bellezza, l'abitudine alla verità e alla giustizia.
  2. Il mondo dei nostri padri si è liquefatto. Una potente fase alchemica oscura ha abbattuto pezzo dopo pezzo ogni torre della civiltà.
  3. Noi siamo quelli rimasti in piedi fra le rovine.
  4. In questa notte buia siamo i primi ad aver visto l'alba.
  5. Siamo circondati dal morbo che trasforma le masse in strumenti inconsapevoli che perpetuano questa dissoluzione.
  6. Assaporiamo la bellezza delle sempre nuove scoperte tecnologiche, con la consapevolezza che nessuno strumento è neutro. Dall'incontro tra noi umani e il prodotto del nostro ingegno faremo nascere una nuova civiltà forte, sana e magnifica.
  7. Vogliamo far risorgere le carcasse dei musei, ridare vita alle ossa dell'arte, donare sangue alle memorie materiche decomposte che cercano significato nel presente.
  8. Ci libereremo dalle incrostazioni ideologiche che impediscono all'anima di incarnarsi nella materia.
  9. Rifuggiamo l'idea collettiva di massa. Esaltiamo lo spirito personale dell'individuo, che si incastona armonioso nell'identità dei popoli.
  10. Combattiamo per la pace per danzare l'ossimoro dell'esistenza.
  11. Apriamo l'antica e sempre nuova era bianca della sacralità dell'arte e della vita.

È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto. Senza violenza né rivoluzione, la nostra è sacra evoluzione.

Recise le catene arrugginite del passato, torniamo a nutrirci nella vena pulsante della tradizione. Facciamo esplodere tutte le bolle in cui stagnano parziali verità e travolgiamo il cosmo con l'oggettività della verità e della bellezza. Solleviamo le palpebre per trafiggere di luce i filtri manichei e spezziamo la scacchiera in bianco e nero per tornare a donare al mondo i colori. Le arti, la musica, i mezzi di comunicazione tornino a essere porte che si aprono sul mistero dell'eterno.

A che serve l'arte? A che serve l'attività umana se non trasmuta ogni istante in un attimo d'eternità? A che serve vivere se non si trasforma l'inutile finito in frammento d'infinito?

L'Italia è anziana, ma da oggi alza la testa per ritrovare il sangue della sua giovinezza futura. Torneremo a essere madri e padri di un futuro bellissimo. Ritti sulla cima del mondo, noi ci inchiniamo ancora una volta alla magnificenza delle stelle.


Info Paolo Gambi

Paolo Gambi (nato a Ravenna nel 1979) è una figura poliedrica che opera come poeta, scrittore, giornalista, performer e docente. La sua missione artistica, riassunta nel motto "poesia dappertutto", lo ha portato a esplorare forme espressive innovative e a integrare la poesia con diverse tecnologie e discipline.

Ecco i tratti principali della sua carriera e attività:

  • Poesia e innovazione: È considerato un pioniere della cosiddetta "bodypainting poetry" e tra i primi a livello mondiale a sperimentare il connubio tra poesia e nuove tecnologie, come gli NFT (una sua opera digitale è stata selezionata dall'Università di Stanford) e l'Intelligenza Artificiale.
  • Rinascimento poetico: Ha fondato Rinascimento poetico APS, una delle principali reti di poesia in Italia, nata con l'obiettivo di promuovere la poesia come strumento di espressione, crescita personale e impegno civile, superando barriere sociali, culturali e politiche.
  • Percorso accademico e formazione: Laureato in Giurisprudenza e in Psicologia, ha conseguito un dottorato di ricerca in materie storico-giuridiche. È docente all'Accademia di Belle Arti di Ravenna, dove insegna Comunicazione multimediale, e ha collaborato con diversi istituti universitari in Italia, Svizzera e Malta.
  • Attività editoriale: Autore prolifico, ha pubblicato oltre trenta libri (spaziando tra poesia, narrativa e saggistica su temi di spiritualità, psicologia e crescita personale), molti dei quali con il Gruppo Mondadori.
  • Giornalismo: Vanta una lunga carriera giornalistica. Ha collaborato con numerose testate, tra cui Il Giornale, Huffington Post e il Catholic Herald di Londra, di cui è stato contributing editor per molti anni.
  • Premi e riconoscimenti: Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi premi, tra cui il Premio Guidarello per il Giornalismo d'Autore (2012) e il premio Loris Malaguzzi per la poesia (2019). Nel 2024 ha curato l'arrivo in Italia del premio Nobel Jon Fosse.

Gambi è inoltre molto attivo sui social media, dove alterna attività di divulgazione artistica e letteraria a riflessioni sulla cultura e sui valori occidentali.


Italia agli Italiani

Nel giugno del 2026, l'esposizione di uno striscione recante la frase "L'Italia agli italiani" da parte di alcuni studenti ha scatenato un acceso dibattito politico e scolastico. A seguito dell'accaduto, gli studenti sono stati colpiti da provvedimenti disciplinari, tra cui l'assegnazione di un voto in condotta pari a sei, a cui si sarebbe aggiunta la richiesta di redigere un elaborato sui contenuti del video "Siamo tutti africani" come condizione per evitare la bocciatura. L'episodio è stato duramente contestato da diverse figure pubbliche, le quali hanno difeso l'iniziativa dei ragazzi ricordando che lo slogan citato è ripreso da un verso di Giosuè Carducci e criticando aspramente l'operato delle istituzioni scolastiche.