Intervento di Giorgio Carta

In questo accorato intervento, l'avvocato Giorgio Carta esplora le criticità del sistema di sicurezza e giustizia in Italia, partendo da una toccante riflessione personale sulla fragilità umana. Attraverso un’analisi tecnica e civile, Carta mette in luce le lacune normative che spesso lasciano gli operatori del settore – e i cittadini – privi di tutele adeguate di fronte alla criminalità. L’avvocato delinea inoltre la necessità di un nuovo approccio legislativo, sintetizzato nel progetto "Piano Sicurezza Italia", che ponga al centro la protezione delle vittime e il pieno utilizzo degli strumenti tecnologici a disposizione delle Forze dell'Ordine, superando i vincoli burocratici imposti dalle direttive europee.
Intervento di Giorgio Carta alla Costituente di Futuro Nazionale
13 Giugno 2026 - Roma
Video YouTube: https://youtu.be/S8CRohN8msU
Allora, cari amici, io ho trattenuto a stento le lacrime per il racconto di questa signora, che ci ha parlato di come è morta la madre.
E scusatemi se per un attimo, solo per introdurre il discorso, parlerò di mia madre, perché oggi sarebbe stato il suo compleanno.
Negli ultimi anni della sua vita è stata una di quelle vecchine che vedete per strada, fragilissime, con un’osteoporosi terribile. E la mia grande paura, non una volta al mese, ma dieci volte al giorno, era che mia madre, 86enne, incontrasse un quindicenne come quello che ha incontrato la madre della nostra amica futurista.
Ero preoccupato e mi chiedevo: ma se c'è gente capace di prendere a pugni in testa, di massacrare persone così fragili, lo Stato cosa farà? Il poliziotto in gamba che ha voglia di reprimere il reato, cosa potrà fare?
E se lo Stato, perché attenzione, quando non c'è l'omicidio, è molto probabile che chi ha fratturato le ossa a vostra madre 86enne, dopo un'ora di verbalizzazioni in caserma, sia già fuori. È una certezza, se non ha precedenti penali, quel signore esce subito.
E io mi chiedevo: ma se succedesse a mia madre? Se poi il responsabile dovesse uscire dopo un'ora dalla caserma e farsi un processo con calma e sarebbe di nuovo in giro per per delinquere, io cosa dovrei fare?
Tanta era la mia preoccupazione, per dire: se la giustizia non ci arriva, devo arrivarci io, devo fare qualcosa io. Non è successo.
Tanto ho temuto quel momento che quando sul letto di morte di mia madre, l’ho vista sul letto di morte, ferma. Ero tristissimo, ma avevo anche un certo piccolo sollievo, che vi rappresento. Avevo finito di avere paura che incontrasse un delinquente per strada, perché, paradossalmente, la morte aveva estinto tutto, compresa quella mia paura che quelle povere ossa da 86enne fossero trovate dal primo balordo per strada che, per rubarle 10€, avrebbe potuto fare quello che abbiamo visto in altre situazioni.
Ecco perché quando si critica Roberto Vannacci e il partito Futuro Nazionale, perché dice si parla solo di sicurezza, a parte che oggi abbiamo visto fior fior di professionisti. Roberto, sono sono felice. Sono felice. A parte, Roberto, guarda cosa hai combinato. Io io
Io ho avuto l'onore di conoscere Roberto Vannacci prima ancora che fosse un politico e gli ho detto: Roberto, tu starai un futuro Presidente del Consiglio.
Io, che avevo smesso di seguire la politica per delusione, ho votato questo governo, per carità, perché siamo stati abituati comunque a votare sempre il meno peggio. Però vedevo in lui l'uomo che aspettavamo, oserei dire da 100 anni, ma è un riferimento a una cifra tonda.
Lui forse, a quel momento, non non era così sicuro, ma io lo ero, ed ecco la dimostrazione. Allora, quando si rimprovera di fare un partito della sicurezza stiamo bestemmiando, perché la sicurezza è la base di tutto. Quando noi non abbiamo la serenità che nostra madre di 86 anni possa andare a trovare le amiche senza rischiare, quello Stato non è più uno Stato civile, è uno Stato che fa paura.
Ecco perché abbiamo lavorato sodo a quello che sarà il piano Sicurezza Italia. Ricordatevi queste tre parole: sarà un piano studiato al centesimo. C'è già una buona parte che è stata elaborata, ma completeremo sentendo tutti gli operatori della giustizia. Qualcuno ha ricordato le guardie giurate, le guardie particolari giurate. Sono poveri legalizzati, con stipendi da fame, fanno un lavoro...
E io le voglio le voglio le vorrei incontrare per dire esattamente che cosa volete, di che cosa avete bisogno, oltre che di uno stipendio decente.
Mi convince molto il professor Rinaldi, perché ha detto: la Costituzione italiana deve essere sopra la legislazione europea.
La legislazione europea ci sta strangolando. Noi siamo la patria del diritto e più noi diventiamo un sistema di civiltà giuridica che rivendichiamo, siamo la patria di Beccaria, più diventiamo il paradiso dei delinquenti, perché il diritto è diventato garantista, soprattutto con i delinquenti. L'Europa ci costringe, la Costituzione no, ma l'Europa ci costringe a delle misure assurde. Oggi, vi potrei leggere lo schema di decreto della giustizia sulla intelligenza artificiale e di polizia.
Voi non lo sapete, ma noi abbiamo degli strumenti fenomenali con l'intelligenza artificiale e le telecamere, possiamo riprendere tutto le città, individuare subito dei latitanti, individuare subito chi stiamo cercando, e il poliziotto non può riconoscere. Beh, l'Europa ci impone che noi non possiamo usare questi strumenti, cioè noi abbiamo creato degli strumenti giuridici, degli strumenti tecnici che ci consentono di utilizzare queste queste elaborati che ci consentono di arrestare subito un latitante che non conosciamo. Abbiamo avuto latitanti da 40 anni, che saranno passati 100 volte davanti alle forze dell'ordine, ma non li potevamo riconoscere. Abbiamo gli strumenti per poterlo fare e non lo facciamo perché l'Europa ci dice che possiamo farlo solamente per alcuni reati specifici e previa autorizzazione e per persone specifiche, cioè noi non possiamo mettere una telecamera a riconoscimento antropometrico che riconosce tutti i delinquenti che passano che cerchiamo. Dobbiamo avere il sospetto che stia passando lì e la possiamo accendere. Cioè noi abbiamo delle medicine contro il crimine e non le usiamo.
Noi abbiamo abbiamo rispetto dei delinquenti, perché se noi facessimo votare oggi qua, "volete la sicurezza o la privacy?", preferite la privacy tutelata dall'Unione Europea che non vuole telecamere che riconoscono i delinquenti o volete la sicurezza? Siccome i rappresentanti europei non sono eletti dal popolo, possono tranquillamente dire che il nostro Stato moderno deve privilegiare la privacy, la privacy anche dei delinquenti. E allora io dico abbiamo delle degli ampi margini di miglioramento della legislazione, abbiamo delle idee.
Ma come diceva il professor Rinaldi, abbiamo una grande barriera che ci viene dalla cultura socialdemocratica europea che mette sullo stesso piano addirittura le guardie e i ladri con il criterio di proporzionalità. Noi dobbiamo liberarci da questa Europa, non io non non non siamo contro l'Europa, siamo contro questa Unione Europea che ci impedisce di usare tutte le armi contro il crimine, che ci dice che un carabiniere che insegue una persona che ha forzato un posto di controllo non lo può buttare giù con la macchina perché non è proporzionale.
Noi con di Futuro Nazionale vogliamo invece uno Stato sovrano a casa propria che possa, contro il crimine, usare tutti gli strumenti tecnologici, con le buone o con le cattive.
Delinquere, delinquere non può più essere una fonte di reddito, perché chi delinque, anche se il poliziotto poi ha esagerato e per ipotesi è stato eccessivo, per il diritto civile non deve essere mai una fonte di reddito. Chi ha messo l'altro nelle condizioni anche di esagerare, anche il padrone di casa è di esagerare, e io ritengo che non ci sia mai esagerazione perché il bene deve sempre prevalere sul male, beh questo qui o la sua famiglia non potranno avere mai un risarcimento, perché non si può non si può avere un risarcimento se io parto con l'idea di delinquere.
Le vittime sul lavoro vanno tutelate, le vittime del lavoro da delinquente non hanno diritto ad alcuna tutela.
Io concludo, ci sarebbe da dire tantissimo. Sono molto orgoglioso ogni qualvolta una mia idea riesce a convincere Roberto Vannacci, perché, appunto, non è eccessivo dire che è l'uomo della Provvidenza, è il generale di cui l'Italia aveva bisogno.
E allora vi ringrazio e spero veramente di poter cominciare da subito a studiare tutti le nuove norme che possiamo introdurre per aumentare la tutela dal crimine, ma anche la tutela delle Forze dell'Ordine che ringrazio. Le le Forze dell'Ordine che sono presenti qua e qua fuori, lo sanno, lo sanno che io le amo, perché le seguo da anni e le tutelo da anni. Sappiate che anche Futuro Nazionale ama le Forze dell'Ordine e vi proteggeremo. Grazie.
Giorgio Carta
Il profilo dell'avvocato Giorgio Carta è di notevole rilievo nel panorama italiano del diritto militare e amministrativo applicato al comparto Difesa e Sicurezza.
Oltre a essere un autore tecnico di riferimento, è noto per l'impegno costante nella tutela dei diritti del personale in divisa. Ecco alcuni dettagli che completano il quadro della sua attività:
- Competenze Giuridiche: È specializzato nel diritto militare, amministrativo e pubblico, con un focus specifico sulla gestione del contenzioso riguardante le Forze Armate e le Forze di Polizia. È spesso citato come esperto in materia di progressione di carriera, procedimenti disciplinari e tutela dei diritti sindacali del personale del comparto.
- Attività Editoriale e Divulgativa: Attraverso i suoi saggi e i numerosi articoli tecnici (spesso pubblicati su testate specializzate nel settore Difesa), analizza le criticità normative che colpiscono gli operatori del settore, mantenendo un approccio estremamente rigoroso e orientato alla risoluzione pratica delle controversie.
- InfoDifesa: Il vodcast InfoDifesa, realizzato insieme a Emiliano Malato, è diventato un punto di riferimento fondamentale per la comunità militare e di polizia. La rubrica, “L’Italia è un paese per poliziotti?”, è emblematica del loro stile: un'analisi schietta, talvolta provocatoria, che scava nei problemi strutturali, nelle carenze di tutele e nelle disparità di trattamento subite da chi indossa la divisa nel nostro Paese.
Il loro lavoro è apprezzato proprio per la capacità di tradurre questioni giuridiche complesse nel linguaggio quotidiano degli operatori, creando una sorta di ponte tra il mondo accademico-giuridico e la realtà operativa "sul campo".