Intervento Antonio Rinaldi

Nel giugno del 2026, in occasione dell'assemblea costituente di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci, Antonio Maria Rinaldi ha tenuto un intervento programmatico di forte impatto, delineando la linea economica e politica del nuovo movimento.
Il discorso si configura come un appello al patriottismo economico, centrato sulla necessità di riaffermare la sovranità italiana rispetto alle direttive europee, considerate ormai superate e vessatorie. Rinaldi, nel suo nuovo ruolo di responsabile economico del partito, ha articolato la sua visione attraverso diversi punti cardine:
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Sovranità Nazionale: Ha ribadito la centralità della Costituzione italiana, sostenendo che quest'ultima non possa essere subordinata ai trattati e ai regolamenti dell'Unione Europea.
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Politiche Economiche: Ha auspicato la creazione di banche di interesse nazionale per sostenere le imprese italiane e ha criticato duramente il sistema di welfare attuale, definendo le pensioni odierne "mortificanti".
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Immigrazione e Sicurezza: Ha esposto una posizione di "tolleranza zero" verso l'illegalità, distinguendo tra chi contribuisce legalmente al tessuto sociale e chi, invece, non si integra, auspicando un immediato riaccompagnamento nei paesi d'origine per quest'ultimi.
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Unità Territoriale: Ha sottolineato l'inesistenza di divisioni tra Nord, Centro e Sud, promuovendo una visione di un'unica Italia "sacra e indivisibile".
L'intervento si conclude con un messaggio di mobilitazione, definendo il progetto di Futuro Nazionale come l'ultima opportunità per restituire all'Italia la dignità e la sicurezza che merita, invitando i cittadini a unirsi al movimento per attuare un cambiamento concreto e non delegabile.
Intervento di Antonio Rinaldi alla Costituente di Futuro Nazionale
13 Giugno 2026 - Roma
Video YouTube: https://youtu.be/qp_mfUUaTBE
Allacciate le cinture, pure per me, eh. Allora.
È un onore e un privilegio partecipare oggi all'assemblea costituente di Futuro Nazionale, perché assistiamo finalmente alla nascita di un soggetto politico da un'idea di buon senso: dare nuovamente dignità all'Italia e al popolo italiano, ponendo l'interesse nazionale al centro della propria azione politica.
Per troppo tempo abbiamo assistito allo stesso copione: grandi promesse prima delle elezioni e grandi dimenticanze subito dopo. Vogliamo evitare che si chiedano i voti con programmi di destra e poi governare seguendo l'agenda Draghi.
Ci ci ci poniamo, ci poniamo pertanto come garanti di un principio fondamentale: la parola data ai cittadini deve essere mantenuta. Saremo, saremo la polizza assicurativa degli italiani contro le promesse tradite. Quello che promettiamo, lo manterremo. Non baratteremo la parola data per il poltrone o per incarichi. Avremo la coerenza di portarle fino in fondo. Porremo delle linee rosse – eccolo, abbiamo anche il pennarello – delle linee rosse invalicabili e non negoziabili, a garanzia che non arretreremo neanche di un millimetro. Combatteremo per questi valori, combatteremo per questa Italia, perché chi non combatte ha già perso e noi non abbiamo alcuna intenzione di perdere.
Apparteniamo alla grande civiltà europea che ha illuminato il mondo con la sua storia, la sua cultura e il suo ingegno. Ma proprio per questo non ci riconosciamo ora in questa Unione Europea, quell'unione dei trattati concepita oltre 35 anni fa per un mondo che non esiste più; non ci rappresenta. Mentre le grandi potenze mondiali adeguano continuamente le proprie politiche e i propri modelli per difendere i cittadini, imprese e interessi nazionali, Bruxelles continua a rispondere con nuovi vincoli, nuovi regolamenti e nuove impostazioni, al solo fine di rincorrere ideologie che non condividiamo, e chi non si adegua è punito.
Da oltre quattro anni abbiamo un conflitto alle porte dell'Europa, eppure Bruxelles sembra conoscere una sola soluzione: inviare armi. Noi pensiamo invece che la forza dell'Europa si misuri nella capacità di costruire una pace giusta e duratura. Le armi possono far vincere una battaglia, solo la politica può costruire la pace. E abbiamo bisogno proprio della pace per consentire alle nostre aziende di lavorare con tutti e di energia a prezzi equi. Chiediamo pertanto a gran voce che si avvii una profonda revisione dei trattati europei dove l'Italia diventi protagonista e non più vassalla. Continuare su questa strada, continuare su questa strada significa consegnare ai nostri figli un'Italia più povera, più debole e meno libera. E noi non lo permetteremo. Più Europa è il problema, più Italia è la soluzione.
Il nostro futuro non si decide nei corridoi di Bruxelles, ma nelle fabbriche, nei campi, nelle botteghe, nelle università e nelle case degli italiani. Quell'Italia che ogni mattina si sveglia all'alba e che manda avanti con sacrifici in silenzio questa nazione. Perciò vogliamo uno Stato che non deve essere considerato un nemico, deve essere il nostro migliore alleato. Dobbiamo tutelare le imprese, perché senza imprese non c'è lavoro, senza lavoro non c'è dignità e senza dignità non c'è libertà. Vogliamo vogliamo di nuovo avere banche di interesse nazionale, capaci di sostenere le nostre aziende e tutelare gli interessi strategici dell'Italia. Si restituisca anche dignità a chi ha lavorato una vita intera, a chi ha costruito il benessere di questa nazione: non possiamo liquidarli con pensioni mortificanti. È così, è così.
C'è una grande sfida che non possiamo ignorare: i nostri giovani. Troppi ragazzi sono costretti a lasciare l'Italia per costruirsi un futuro altrove; questo non è più accettabile. Ci ritroviamo paradossalmente in un Paese nel quale troppi giovani sono costretti a partire e troppi irregolari riescono a entrare. Dobbiamo, dobbiamo invertire questa follia. I nostri ragazzi non devono essere più costretti a partire e il merito deve tornare ad essere premiato. Chi studia, chi lavora, chi si impegna possa costruirsi il proprio futuro senza cercare altrove le opportunità che merita. Vogliamo anche un'Italia nella quale chi lavora possa permettersi una casa, perché la casa è un diritto, non è un privilegio: è il punto di partenza di una vita dignitosa, perché la casa non è un lusso, è sicurezza, è stabilità, è dignità.
E poi c'è un'altra parola che per noi ha un profondo significato: fiera nazione. Ma l'amore per questa nazione non si proclama con le parole, si dimostra con i fatti, si dimostra tutelando e proteggendo la nostra identità, la nostra storia, la nostra civiltà, le nostre tradizioni, la nostra cultura e le nostre radici. Ma per poter far questo bisogna prima ristabilire un principio fondamentale: la Costituzione italiana non può essere subordinata ai trattati e regolamenti europei.
Prima, prima la Carta Costituzionale, poi Bruxelles, perché la sovranità appartiene al popolo e non a entità sovranazionali mal guidate da burocrati non eletti.
Non pretendiamo di dare lezioni a nessuno, ma non intendiamo neanche riceverne da nessuno. E ora un altro principio per noi non negoziabile: questo ci tengo. Come non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B, non esistono territori di serie A e territori di serie B, non esiste, non esiste un Nord, un Centro o un Sud, esiste una sola Italia.
Una sacra indivisibile, ogni centimetro quadrato della nostra nazione deve essere tutelato, difeso e valorizzato. Dal Brennero a Pantelleria, da Trieste a Cagliari, non esistono periferie, non esistono terre dimenticate, esiste solamente l'Italia, e noi non lasceremo indietro nessuno. Vogliamo poi che l'Italia torni ad essere un Paese sicuro: siamo il Paese più bello del mondo, adesso abbiamo il dovere di renderlo anche più sicuro, garantire, garantire sicurezza, soprattutto alle donne, che devono poter vivere, lavorare e camminare libere e senza paura.
È un dovere dello Stato, è un diritto dei cittadini: riprendiamoci le nostre piazze e le nostre strade. Ma dobbiamo anche ridare dignità a chi quella sicurezza la garantisce ogni giorno, a chi indossa una divisa, a chi serve lo Stato, a chi ci difende: non lasceremo mai soli chi ci protegge. Sul tema, sul tema dell'immigrazione la posizione di Futuro Nazionale è chiarissima: tolleranza zero verso l'illegalità. Chi entra legalmente e lavora, rispetta le nostre leggi, la nostra cultura, le nostre tradizioni, integrandovi e condividendo le regole della nostra comunità è il benvenuto, ma chi entra illegalmente, delinque, non si integra, pretendendo di imporre le sue regole, deve sapere che in Italia non c'è posto e che può tornare subito da dove è venuto. Altrimenti – sia chiaro – altrimenti verrà riaccompagnato senza esitazioni: così si difende il Paese. Riprendiamoci le chiavi di casa, questa è casa nostra! E in casa nostra decidono gli italiani, con rispetto verso tutti, con sudditanza verso nessuno, non con le promesse al vento, ma con i fatti concreti si riscatta l'Italia. E, infine, non chiediamo miracoli, sappiamo che nessuno verrà a salvarci se non noi stessi. Abbiamo bisogno di chi ha il coraggio, la coerenza e la capacità di risolvere i problemi. Il futuro della nazione non appartiene ai rassegnati, appartiene a chi ha la forza di cambiarla: perciò nasce Futuro Nazionale. È l'impegno solenne che prendiamo oggi tutti insieme, e con chi si aggiungerà a noi. Infine, coltivo un sogno, "I have a dream". Lancio un appello a tutti coloro che si riconoscono in questi valori e in questi principi: unitevi a Futuro Nazionale affinché si crei una grande forza politica che riesca finalmente a restituire all'Italia il posto che merita. È il momento di mettere da parte le divisioni e le incomprensioni, è l'ultima chiamata: vi aspetteremo a braccia aperte. La patria è la stessa, la sfida è la stessa: uniti si vince! Riprendiamoci le chiavi di casa. Viva Futuro Nazionale, viva l'Italia, sempre.
Antonio Rinaldi
Antonio Maria Rinaldi (nato a Roma il 27 febbraio 1955) è un economista, accademico e politico italiano. È una figura nota nel panorama politico ed economico per le sue posizioni fortemente euroscettiche e per la sua attività di divulgazione in qualità di economista post-keynesiano.
Ecco i punti principali riguardanti la sua figura e il suo percorso recente:
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Attività Politica: Dopo essere stato europarlamentare eletto nelle liste della Lega (2019-2024), nel giugno 2026 ha annunciato il suo passaggio a Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, assumendo il ruolo di responsabile economico. In precedenza, nel gennaio 2026, si era dimesso dai suoi incarichi per candidarsi a sindaco di Roma.
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Profilo Economico: È un docente universitario ed economista, noto per essere stato un punto di riferimento ideologico del sovranismo italiano. Ha collaborato a lungo con il portale Scenarieconomici.it ed è autore di diverse pubblicazioni critiche verso la moneta unica europea, tra cui Il fallimento dell'euro? (2011) e Europa kaputt! (S)venduti all'euro (2013).
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Attività Professionale: Dal maggio 2025 ricopre la carica di presidente del consiglio di amministrazione di Trevi – Finanziaria Industriale S.p.A., incarico dal quale si era dimesso temporaneamente all'inizio del 2026 prima della sua candidatura a sindaco.
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Formazione: Si è laureato alla LUISS Guido Carli di Roma, ateneo in cui ha anche svolto attività di docenza.
È una figura spesso presente nel dibattito televisivo, dove ha espresso con costanza le proprie tesi critiche sull'attuale costruzione e conduzione dell'Unione Europea.