Intervento Stefano Fava

Attraverso un'analisi che intreccia la linguistica alla sociologia, il Professor Stefano Fava sostiene le seguenti tesi:
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È necessaria una riappropriazione semantica del termine "nazionale", spesso percepito erroneamente come un tabù nel dibattito politico attuale.
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La difesa del patrimonio valoriale e della legalità non rappresenta un estremismo, bensì una forma di tutela della libertà dei cittadini.
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La narrazione pubblica odierna, che tende a minimizzare la percezione dell'insicurezza, rischia di compromettere le libertà fondamentali e il tessuto sociale del Paese.
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Viene promosso un modello di integrazione basato sul rispetto delle leggi e degli usi locali, richiamando l'importanza della gratitudine verso il Paese ospitante.
Intervento di Stefano Fava alla Costituente di Futuro Nazionale
14 Giugno 2026 - Roma
YouTube: https://youtu.be/EX1TLtVNq2o
Come diceva Lorenzo, io sono un docente e sono qui a testimoniare che ci sono professori anche da questa parte generale e direttori e quadro del partito. Io mi occupo di linguistica, come diceva Lorenzo, di parole, le parole sono le cose. Allora, parto da una parola. La formazione politica che nasce oggi ha avuto il coraggio di mettere nel nome la parola nazionale. Un aggettivo che per alcuni sembra essere diventato una parola tabù, un concetto di cui quasi vergognarsi. Credo invece che mai come oggi si imponga la necessità di una riappropriazione semantica delle parole nazione e nazionale, con tutte le conseguenze di azione politica che esse comportano. I valori, gli ideali, i costumi del popolo italiano non sono mai stati, infatti, così sotto assedio come in questo periodo. Un assedio portato da quella parte di immigrati che odiano visceralmente il paese che li ospita, che rifiutando di integrarsi lo tratta lo trattano come una materia da una terra da saccheggiare, da combattere e, appunto, da odiare. Allora rifarsi al concetto di valori nazionali significa oggi mettere in atto una politica non estremista, non di attacco, ma di difesa, di legittima difesa contro chi quei valori vuole distruggere. È davvero bizzarro che chi intende difendere la legalità venga oggi spesso tacciato di populismo, di razzismo e perfino di fascismo. Quelli che lanciano queste accuse dovrebbero spiegarci come e in che modo la linea dura contro il crimine, il potenziamento delle forze dell'ordine e un filtro più severo alle nostre frontiere sarebbero delle misure antidemocratiche. Queste non sono misure che minacciano la nostra libertà, sono misure che la difendono, che difendono il diritto delle ragazze a andare in giro la sera nelle grandi città o di tutti noi a camminare per le nostre strade senza rischiare la vita. Ecco, io credo che dal mio punto di vista la sfida sarà allora, prima di tutto, culturale e prima ancora linguistica. Credo che da qui alle prossime elezioni sarà necessario porre l'attenzione su una comunicazione giusta, efficace alla nazione. È necessario, prima di tutto, confutare e smascherare come falsa la narrazione che equipara la sensibilità nei confronti della sicurezza nazionale a posizioni autoritarie o a pericoli di derive cosiddette fasciste. Grazie. Bisogna far capire che è proprio la politica di chi racconta agli italiani che la criminalità delle nostre città è solo un fatto di percezione, che è quella politica che causa di fatto una diminuzione delle nostre libertà quotidiane e di quelle dei nostri figli. Coloro che di fronte alla tragedia di Modena, ad esempio, pensano che il problema più grave non sia la brutalità dell'atto e la sofferenza delle vittime, ma il pericolo di strumentalizzazione. Mi chiedo se avrebbero il coraggio di andare a dirlo in faccia alla signora che in quell'attentato ha perso in un attimo ambedue le gambe. Ecco, bisogna allora offrire una lettura alternativa a questa narrazione del pensiero unico che spieghi agli italiani che sono proprio le posizioni lassiste e fintamente buoniste che contribuiscono a mettere in serio pericolo i diritti e le libertà individuali sancite dalla nostra Costituzione. La difesa del patrimonio valoriale nazionale e la tolleranza zero verso il crimine devono rappresentare un beneficio per tutti i cittadini presenti sul nostro territorio nazionale, siano essi italiani o immigrati onesti, quelli che vogliono integrarsi, che esprimono rispetto e perché no, un po' di gratitudine per il paese che gli ha accolti. Lo ha detto lo ha detto perfino il Papa proprio ieri sera, parlando alle Canarie e cito, concludendo, le parole di Leone XIV: 'Cari migranti, rispettate le leggi e imparate gli usi e costumi del paese che vi accoglie'.
Info Personali
Stefano Fava è un docente di letteratura italiana e storia, noto divulgatore culturale e autore. Ecco i punti principali che lo definiscono:
- Percorso professionale: Nato a Lucca, si è laureato in lettere e filosofia. Ha vissuto per diversi anni nel Regno Unito, dove ha insegnato lingua e letteratura italiana e ha fondato un'associazione per la diffusione della cultura italiana a Londra. Attualmente vive a Milano, dove insegna in un liceo.
- Divulgazione digitale: È molto attivo sui social media, in particolare attraverso il progetto @piuscuolanellavita, che cura su Instagram e TikTok dal 2023. Tramite questi canali diffonde contenuti storici, letterari e linguistici.
- Attività editoriale e podcast: È autore del libro "La soffitta delle parole" (edito da UTET), in cui invita a riscoprire vocaboli italiani dimenticati con un approccio metodico e curioso. Inoltre, cura il podcast "Che storia!".
- Impegno pubblico: Partecipa regolarmente come relatore a convegni e conferenze in tutta Italia, affrontando temi legati alla lingua, alla storia e al valore educativo della scuola.