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Delegati Regione Piemonte

Interventi dei Delegati Regione Piemonte.

Youtube: https://youtu.be/gbIcVka5HVg

Delegati:

  • Beppe Lauria: Apre gli interventi sottolineando i risultati territoriali raggiunti a Cuneo, rivendicando la propria storia politica e criticando la classe dirigente attuale per aver smarrito i valori non negoziabili.
  • Enrico Forzese: Interviene sul concetto di identità e radici, paragonando la nascita del movimento a una "Riconquista" e ribadendo la necessità di una presenza militante e capillare nei quartieri difficili delle grandi città.
  • Mattia Franco: Interviene portando la voce dei giovani di Asti, focalizzandosi su merito, responsabilità, sul valore della patria intesa come famiglia e sulla necessità di un maggiore coraggio per il futuro delle nuove generazioni.
  • Rosa Criscuolo: Difende la scelta coraggiosa e coerente di aderire al nuovo progetto politico contro le critiche ricevute a livello locale e mediatico, ribadendo che la forza del movimento risiede nel legame autentico con il territorio.
  • Andrea Filattiera: Racconta il percorso personale che lo ha riavvicinato alla politica attiva grazie al movimento e al legame con il generale Vannacci, salutando con entusiasmo la nascita ufficiale del nuovo soggetto politico.
  • Luigi Songa: Porta l'esperienza amministrativa e della destra sociale, ponendo l'accento sulla necessità di passare da un welfare assistenzialista a un modello di welfare community e rilanciando proposte concrete per l'edilizia sociale e il caro vita.
  • Raimondo Giuliano: Ringrazia il generale Vannacci per aver riscoperto i valori della vera destra sociale e della meritocrazia, criticando la gestione economica e clientelare della politica attuale a favore dei cittadini in difficoltà.
  • Mario Borghezio: Conclude gli interventi celebrando il ritorno a una "patria politica" per i vecchi militanti e descrivendo il movimento come una rivoluzione nazionale guidata da una pattuglia di soldati politici determinati a cambiare lo stato delle cose.

Intervneto Beppe Luria

Generale, mi ero scritto cinque pagine, ma sarei andato fuori tempo, allora parlo a braccio.

E prima di farlo, voglio però ricordare dei numeri, perché i numeri poi sono importanti. E allora voglio ricordare quasi 700 iscritti fatti per strada, 21 comitati, una ventina di delegati oggi presenti. Questo è quello che il Piemonte ti consegna, la mia provincia ti consegna oggi, che è quella di Cuneo, ti consegna oggi.

Provincia medaglia d'oro della Resistenza, dove fare così è un reato.

Ma tanto non sono antifascista, l'ho sempre detto, quindi lo voglio dire anche qua.

Beh, allora permettetemi di salutarvi tutti, come come un tempo avrei salutato, come ho continuato a salutare tutti. Cari amici, care amiche, cari camerati.

Io sono particolarmente orgoglioso di essere qua e di questo, davvero con con gratitudine ti ringrazio. Per me è un'esperienza straordinaria. Sono forse uno dei più vecchi qua, ma non per questo credo di essere uno dei più molli. Sono davvero molto onorato di essere qua e sono onorato di essere qua a rappresentare anche la mia storia, che nella parte finale ha condiviso con Chicco Costini, con il mio presidente Massimo Arlechino, ma soprattutto con Gianni Alemanno, una storia

una storia importante, che è la storia di tanti, come me, figli di un dio minore, che in tutti questi anni hanno dovuto battersi per poter parlare in pubblico, per poter dire quello che pensavano.

E io sono contento che tu abbia ripreso delle parole d'ordine: valori non negoziabili, sono contento che ci siano dei valori non negoziabili. La destra, quella che oggi governa questo paese, lo ha dimenticato facilmente, che c'erano valori non negoziabili, li ha dimenticati e questo dà il senso della nostra presenza oggi qua.

Permettetemi anche di fare ancora una, una piccola chiosa. Volevo ringraziare uno per tutti, chi in questo periodo, anzi due persone, che in questo periodo mi hanno aiutato in questa straordinaria e incredibile avventura.

Un ragazzo di 30 anni, che si chiama Simone Sava, al quale devo molto e devo soprattutto la sua vicinanza in questo periodo. E poi, permettetemi di ringraziare - ti chiedo scusa se sono uscito fuori tema - il mio onorevole preferito, Emanuele Pozzolo. La cosa buffa è che quando non c'era ancora Futuro Nazionale, io lo volevo portare in indipendenza, è successo esattamente il contrario.

Intervento Enrico Forzese

Buonasera a tutti, futuristi.

Ecco, direi che oggi tutti quanti siamo qui per celebrare qualcosa di nuovo, qualcosa di grande: la nascita di un grande partito di Futuro Nazionale e direi che ce lo siamo già detti tante volte.

Ma con Futuro Nazionale oggi, cosa nasce esattamente? Nasce la speranza, la speranza di una generazione, la speranza di un popolo, di chi ha ancora voglia di combattere per l'identità, per le nostre radici, per i nostri valori, per chi ha il coraggio di rispondere a lor signori che si sentono di darci patenti, di decidere chi ha il diritto di parlare e chi no, di decidere cosa si può dire e cosa no, se si può dare l'Italia agli italiani o se la dobbiamo dare ai signori della sinistra, ai professori, agli intellettuali buoni, se possiamo ancora essere fieri delle nostre radici e della nostra storia.

Vedete, oggi qua siamo tanti, è vero.

Siamo una sporca dozzina, come ha detto il generale, siamo gli scarti, siamo i rifiuti, siamo la feccia, e va bene così, perché tanto tempo fa, quando la terra di Spagna è stata islamizzata, è stata conquistata con la forza da 300 uomini sulle Asturie, è partita la Riconquista, e direi che noi oggi qua siamo molto più di 300.

E faremo questa riconquista e riusciremo nella grande missione di salvare l'Italia, di salvare il nostro paese, di salvare la patria, se saremo coesi, se saremo come una tessitrice romana, come una legione, se saremo capillari presenti in ogni quartiere, ad ogni appuntamento, ad ogni sfida, e chi, come me, come noi, arriva da Torino, arriva da realtà complicate, sa bene come questa realtà sia pervasiva, come la si debba vivere sulla propria pelle.

E noi dobbiamo avere il coraggio di dire "avanti senza paura" in tutti i quartieri, in tutte le città, perché nessuno ha il diritto di dirci cosa si può dire, cosa no, e di farci sentire ospiti in casa nostra.

Lo vediamo ogni giorno.

In tutte le grandi città ci sono interi quartieri che in gergo militare sarebbero conquistati e sarebbero perduti, ed è da quei quartieri lì che partirà la riscossa dell'Italia e che partirà il nostro grande Futuro Nazionale. Grazie!

E faremo questa riconquista e riusciremo nella grande missione di salvare l'Italia, di salvare il nostro paese, di salvare la patria, se saremo coesi, se saremo come una tessitrice romana, come una legione, se saremo capillari presenti in ogni quartiere, ad ogni appuntamento, ad ogni sfida, e chi, come me, come noi, arriva da Torino, arriva da realtà complicate, sa bene come questa realtà sia pervasiva, come la si debba vivere sulla propria pelle.

E noi dobbiamo avere il coraggio di dire "avanti senza paura" in tutti i quartieri, in tutte le città, perché nessuno ha il diritto di dirci cosa si può dire, cosa no, e di farci sentire ospiti in casa nostra.

Lo vediamo ogni giorno.

In tutte le grandi città ci sono interi quartieri che in gergo militare sarebbero conquistati e sarebbero perduti, ed è da quei quartieri lì che partirà la riscossa dell'Italia e che partirà il nostro grande Futuro Nazionale. Grazie!

Intervento Mattia Franco

Io sono Mattia Franco e ho 18 anni.

Spesso ai ragazzi della mia generazione viene detto "in Italia non c'è futuro, in Italia non c'è futuro e l'Italia è finita".

Io sono qui per portare la voce dei ragazzi di Asti e del Piemonte, la voce di alcuni giovani che non accettano queste affermazioni. Bravo!

E a parere mio, per costruire il futuro servono tre cose fondamentali: valori, patria e coraggio.

Come valori, non quelli che si leggono dai libri di scuola, ma quelli veri, ovvero merito e responsabilità, e non le solite lamen- tele, e inoltrere anche legalità e onestà per costruire il proprio futuro come principi cardine.

Come secondo elemento fondamentale abbiamo scelto la patria, una parola che spesso viene disprezzata, ma per noi veramente importante, ovvero una parola che racchiude in sé identità, lingua del paese in cui siamo nati, ovvero del paese che è la nostra casa.

Secondo noi la patria è come una famiglia, che quando attraversa delle difficoltà non la si abbandona, ma si fa il possibile per aiutarla a migliorare.

Infine il coraggio per migliorare il nostro futuro.

Noi, giovani, vogliamo un futuro in cui per fare imprese non bisogna compilare mille burocrazie, in cui si studia solo quello che serve veramente, e che le tasse vengano pagate per servizi che veramente funzionano.

Noi giovani non siamo solo il futuro, siamo già anche il presente e siamo venuti qua per farlo presente a tutti.

Per questo siamo qui e per dare il nostro contributo. E inoltre vogliamo portare i ringraziamenti al generale Roberto Vannacci che ci ha dato l'opportunità di essere qua presenti.

Intervento Rosa Criscuolo

Buonasera a tutti, cari amici, popolo di Futuro Nazionale. Oggi siamo qui da ogni angolo dell'Italia, perché siamo chiamati a fare qualcosa di grande.

Questo percorso non è adatto per chi vuole tenere i piedi in due scarpe, non è adatto per chi antepone i propri interessi personali a quelli della collettività, non è adatto a chi svende i propri valori fino a dimenticarsi le proprie origini.

È fatto per chi non ha paura di dire le cose come stanno, è fatto per chi ha il coraggio di difendere la propria cultura, la propria identità, la propria storia.

E per questo ci attaccano, e lo abbiamo visto, perché abbiamo toccato i tasti giusti.

Ci attaccano, e l'abbiamo visto ancora prima di questa costituente, a livello nazionale, a livello locale, per chi come me ha fatto una battaglia a livello locale, e ci attaccano di essere i traditori, di essere quelli che facilitano la sinistra, di essere i poltronari, ma la nostra scelta non è una scelta di scissione, la nostra è una scelta di coraggio, di verità e di coerenza con i nostri valori, non di certo per dividere.

Perché, vedete, chi sceglie Futuro Nazionale decide di prendere la strada forse la più difficile, ma sicuramente quella giusta. Chi sceglie Futuro Nazionale sa che oggi è dalla parte giusta della storia.

Non sono mancati neanche i giornali d'inchiesta che con i loro titoli scandalistici si sono preoccupati delle donazioni, si sono preoccupati insomma di questi finanziamenti da chi produce sul nostro territorio, dagli artigiani, dagli imprenditori, da chi lavora, ma semplicemente non hanno capito che questo è il territorio, e il territorio ha capito che Futuro Nazionale è l'unica vera proposta per il nostro futuro, perché il territorio siamo tutti quanti noi.

Noi siamo il territorio che è quello che i partiti oggi si sono dimenticati ed hanno assolutamente abbandonati a se stessi, rinchiusi nei loro palazzi.

Generale, insieme a lei siamo chiamati a fare qualcosa di grande. Ci credo, ci ho creduto dal primo momento, l'ho fatto nel mio piccolo e voglio portare avanti col mio territorio, insieme a tutti quanti voi, questo grande progetto.

Perché questa è la vera destra, e noi siamo, non siamo scesi a nessun compromesso al ribasso che per i nostri valori.

Il futuro della nostra nazione, dei nostri territori nasce oggi, ed è qui, siamo noi, e lei, generale, insieme a tutti quanti noi, questo è il futuro, siamo tutti quanti noi.

Viva il generale Vannacci, viva Futuro Nazionale, viva l'Italia!

Intervento Andrea Filattiera

Buongiorno a tutti. Io vorrei, sarò brevissimo, vorrei intanto approfittare per rivolgere un ringraziamento non solo a tutti i collaboratori del generale che sono qui sul palco, ma anche a quelli che non vediamo e che ci hanno permesso fin da stamattina di accedere in quella che per noi è stata la prima esperienza di questo livello, ma che si sta manifestando come se fossimo ad usi a frequentare queste platee da sempre.

E allo stesso modo un ringraziamento alle forze di polizia che hanno svolto nel modo migliore il loro ruolo, perché era trapelata qualche voce preoccupante sui rischi che avremmo corso, invece tutto sta filando per il meglio.

Io voglio dire due parole, anch'io ho scartato il discorso scritto per ragioni di tempo, ma voglio ringraziare il generale Vannacci personalmente, perché è lui che circa due anni fa, quando avevo praticamente deciso di interrompere la mia attività politica sul territorio dopo tanti anni, mi ha fatto ritrovato per una curiosiosa coincidenza. Ho avuto anch'io una gioventù, un'adolescenza come la sua, avendo il padre ufficiale dell'esercito come il generale Vannacci, e per una curiosiosa coincidenza, suo compagno di accademia al 13esimo corso dell'Accademia di Modena.

E questa coincidenza fece sì che mio padre mi prestasse il libro che aveva appena comprato, dicendomi "leggi qui che avrai di che svolgere un bel compito".

Quel compito nacque con l'adesione al movimento Mondo al Contrario, per il quale ringrazio ancora Guido Giacometti, il nostro presidente, che ci ha supportato e che improvvisamente, dopo che l'anno scorso, appunto, creai il nostro team Vannacci della località in provincia di Torino in cui abito, alla notizia curiosa del, in quel momento, non ancora, forse non ancora così aspettata, della fondazione del partito, c'era alla radio in macchina un notissimo, amatissimo qua a Roma cantautore che stava giusto dicendo "ho fatto un sogno e l'ho chiamato Roma".

Ecco, quel sogno si sta concretizzando qui davanti ai nostri occhi e credo che avremo da questa esperienza soltanto lo stimolo per fare sempre qualcosa in più, per essere meritevoli di quel futuro nazionale che ci vogliamo dare e che sono sicuro che riusciremo a creare con l'aiuto del generale e di tutti i suoi più stretti collaboratori. Grazie.

Intervento Luigi Songa

Buonasera a tutti, mi perdonerete l'emozione, ma parlare davanti a questa platea importante e qualificata mi fa un po' un po' specie, io che arrivo dalla lontana provincia piemontese.

Cari amici futuristi, prima inizio nei tempi che mi sono consentito con due ringraziamenti: uno al generale, questa mattina, perché parlava di un ciondolo che porta al collo e lo porto anch'io, insieme a un altro, un altro che è un antico simbolo cristiano, che sono il cerchio e la croce e che appartengono alla storia della della gioventù identitaria europea e italiana in particolare. Vedo Augusta, che saluto.

E quindi lo ringrazio per questa per questa cosa. E l'altra, invece, ringrazio il coordinatore Simoni perché ha fatto vibrare un po' le corde di quella che è la nostra storia quando ha parlato della tragedia di Virgilio e Stefano, perché quando io ho iniziato a fare il soldato politico ormai nel millennio scorso e un secolo fa, mi sono iscritto al nucleo fratelli Mattei del Fronte della Gioventù di Verbagnani. E quindi io questo me lo ricordo e per me è è una questione che appartiene a una storia troppo spesso dimenticata e troppo spesso travisata.

Siamo arrivati a questa, perdonatemi se leggo, ma l'emozione mi fa brutti scherzi. Siamo arrivati a questa due giorni di fondazione con l'entusiasmo dettato da due mesi di grandi sforzi militanti che ci hanno portato in migliaia di gazebo su tutto il territorio nazionale. Di questo dobbiamo ringraziare veramente tutti i militanti che hanno contribuito e lavorato in questi mesi di lavoro.

Adesso però abbiamo un dovere: abbiamo il dovere di fare un salto di livello. Non è più sufficiente parlare di sicurezza e immigrazione, seppure sono temi identitari pregnanti, sui quali dobbiamo continuare a spingere. Dobbiamo iniziare un lavoro anche metapolitico, di elaborazione di idee e di proposte, magari iniziando a parlare di temi sociali, del caro vita e di un modello di Stato.

Sui temi sociali possiamo attingere molto alla storia politica della destra sociale, destra sociale alla quale, perdonatemi, ma vorrei fare un riferimento anche a un amico che oggi è moralmente qui, ma non è ancora qui con noi per una decina di giorni, che momentaneamente è impegnato altrove, che è Gianni Alemanno.

E recuperare la dottrina sociale della Chiesa per cercare di identificare un modello, perdonatemi gli anglicismi, che ci porti a passare dal welfare state troppo spesso assistenzialista a un modello di welfare community che coinvolga in un'unica modalità di azione lo Stato, i corpi intermedi della società e il terzo settore, tutte realtà che già agiscono debolmente nella società, per cercare di dare risposte concrete ai bisogni dei tanti italiani che sono in sofferenza e spesso non cercano aiuto a vantaggio di risorse ben informate e ben organizzate da che è nemico della nazione.

Ottima la proposta di istituire un ministero per la casa, ma ritengo serve anche qui andare oltre. Dobbiamo costruire una proposta organica, lo dico da ex presidente di ATC Piemonte Nord, l'Agenzia Territoriale della Casa, coerente e fattibile con l'edilizia sociale.

Grazie.

Intervento Raimondo Giuliano

Buonasera, ringrazio il generale Vannacci, il coordinatore nazionale onorevole Simoni, tutto lo staff organizzativo onorevole Ziello, dottoressa Frigo e colui che ha creduto in me, onorevole Pozzolo.

Sono Raimondo Giuliano di Todino, arrivato da Novara, comitato 238. Vorrei aprire questo mio intervento con una frase non mia, ma molto significativa: una frase di una canzone della Compagnia dell'Anello, gruppo musicale storico della destra italiana degli anni '70-'80.

"Ascolta il ruscello che sgorga lassù ed umilia a valle scompare, e guarda l'argento del fiume che sereno e sicuro va, ciò che nasce puro più grande vivrà e vince l'oscurità"

Generale Vannacci, la ringrazio a nome di quei ragazzi degli anni che furono, perché ci ha portato a quel periodo denso di speranze e aspirazioni e ci ha stimolato a vincere l'oscurità attuale, ci ha portato a guardare il ruscello d'acqua limpida che ci ha traghettato dall'oscurità di una destra ormai annacquata e con dei valori indiscusso accantonati.

Noi questi valori dobbiamo farli rivivere e fiorire, perché ciò che nasce puro più grande vivrà. Siamo la vera destra e dobbiamo essere la destra sociale, da sempre a fianco dei cittadini più deboli, in termini di sicurezza e non solo, in termini di aiuto per tutti quei pensionati, operai, impiegati che con stipendi da fame riescono con tripli salti mortali ad arrivare a fine mese. Tutti ne parlano, ma nessuno interviene fattivamente. Basta soldi per guerre inutili, basta soldi per armamenti all'Ucraina. Mi permetto di rivolgere un'osservazione al ministro Zangrillo: basta a A.E.G.E.S.I. [AGID / enti simili], a paladino dei contratti pubblici, perché sono dei contratti da fame. Tagli l'IRPERF per categoria a rischio povertà, è l'unica via percorribile, ma lo sa, onorevole ministro, che ci sono dei comparti tipo le guardie giurate particolari che sono sotto la soglia povertà? Per 40 ore a settimana guadagnano 1.100 euro? Lo sa che un impiegato medio di un ente locale non arriva a 1.500 euro e lei si atteggia a dire che fa dei contratti pubblici da 160 euro al mese? Ma dove sono? Io non li ho mai visti! Basta anche con stage da 500 euro al mese per quei ragazzi appena diplomati o laureati.

Gliene potrei citare tanti, ma mi fermo qui per non inferire. Oggi nasce un partito con delle belle premesse e accolgo con particolare fervore l'infrangibile espresso più volte dal generale e ripreso dal coordinatore Simoni, secondo cui i responsabili territoriali saranno designati in base al lavoro svolto sul territorio, perché i galloni si conquistano sul campo. E questa è un'altra nota distintiva rispetto alla destra che attualmente ci governa. La meritocrazia è quella che molti di noi cercano, per questo siamo qui. Noi per questo siamo qui anche.

Noi non siamo la destra annacquata che ci ha governato in un momento perché sto finendo e sto sulla strada buona, dove vanno premiati. La destra finora ha premiato soltanto i componenti delle proprie famiglie. Generale Vannacci, hanno inserito nei listini bloccati fidanzate, figli, parenti. Basta, io ho finito, ho finito. Il nostro motto deve essere soltanto "memento audere semper", solo chi osa può arrivare in alto e può cambiare lo stato delle cose. Il domani appartiene a noi! Abbiamo tutte le carte in regola per andare avanti e per vincere e per arrivare al 20%.

Grazie.

Intervento Mario Borghezio

Cari amici, prima di tutto un ringraziamento agli organizzatori che hanno voluto impostare tutta questa giornata sulle relazioni dei rappresentanti delle nostre regioni, dei nostri territori. Questo è un segnale importante, era indispensabile dare questo segnale perché c'è una componente della destra storica in questa sala nel nostro movimento che ovviamente è un pilastro.

Ma c'è anche un'area vasta di persone che hanno cercato di coniugare il loro senso profondo di appartenenza, di identità e di patriottismo. Noi parlavamo del Piemonte come di patria civica, io lo penso ancora, con un'esperienza politica fuori dai vecchi schemi.

Oggi abbiamo ritrovato una patria politica, noi vecchi leghisti. Ci sentiamo di nuovo a casa e in questo senso devo veramente ringraziarti, perché io mi riconosco negli sguardi e nelle attese dei tanti militanti, un esercito di meravigliosi amministratori locali e oltre a quelli, le migliaia e migliaia di sindaci dei piccoli comuni, di liste civiche. Questo è il nostro immenso e meraviglioso territorio di una patria vasta che va dalla Val d'Aosta alla Sicilia, isole comprese, naturalmente Sardegna, la meravigliosa Sardegna degli autonomisti, patrioti come noi. Non dobbiamo chiuderci, dobbiamo aprirci a tutti.

E secondo ringraziamento, i riferimenti metapolitici. Ha cominciato Simoni quando ha parlato di rivolta contro il il il mondo al contrario, con un riferimento geniale che non mi sarebbe venuto in mente. Io ti ringrazio molto perché mi hai ricordato quando salivo i piani di quel palazzo di Corso Vittoria per ascoltare il nostro grande maestro. E poi ha buttato il carico pesante il nostro capo quando ha parlato dei simboli, dei simboli ancestrali, perché noi veniamo da lontano e andiamo lontano. Forse non l'hanno capito quelli che vorrebbero fare nei processi ideologici l'esame del sangue al partito e in particolare al nostro capo. Questo non l'hanno mica capito, non hanno capito quello che a me risulta evidente, sarà perché ho la passione della storia, anche un briciolino di fiuto.

Ragazzi, qui nessuno se ne sta accorgendo, qui sta nascendo una rivoluzione nazionale, una rivoluzione nazionale per buttare amaro lo schifo della vecchia politica!

Jünger, Jünger, Ernst Jünger ha detto che quando nei popoli, negli stati la situazione si fa difficile, è storicamente provato che quasi sempre è una pattuglia di soldati che interviene e risolve la situazione. Voi siete questa pattuglia, soldati politici di futuro nazionale e avete, abbiamo la fortuna di avere a capo un vero generale. Non ci ferma più nessuno! Tutti con Vannacci per la rivoluzione nazionale!