Intervento Lorenzo Gasperini

- Coordinatore per il Progamma di Futuro Nazionale
L’intervento di Lorenzo Gasperini segna il passaggio del movimento "Futuro Nazionale" da una fase di "incursione" politica, nata in risposta a specifiche emergenze, a una fase di strutturazione organica. Con un tono fermo e identitario, il relatore delinea i pilastri del nuovo programma: il rifiuto della "neolingua", la centralità della tradizione — definita come "la democrazia dei morti" — e il ritorno al diritto naturale come bussola per le scelte tecniche. Il discorso si snoda tra una visione della società che pone al centro l'identità italiana e la famiglia, e proposte concrete che spaziano dal fisco alla gestione dei dati, fino a una visione critica dell'immigrazione e della demografia. Gasperini rivendica la necessità di un'azione politica che "voli alto", fondata su valori cristiani e nazionali, proponendo un’alternativa netta rispetto ai modelli correnti e ribadendo la centralità del concetto di sovranità in ogni aspetto della vita pubblica.
Intervento di Lorenzo Gasperini sul Programma alla Costituente di Futuro Nazionale
14 Giugno 2026
Video YouTube: https://youtu.be/vRyZ6b-4PAw
Cari moderati, anzi no, scusatemi, di questa parola noi ci vergogneremmo. Cari amici, cari camerati, no? Si può dire?
Ho sentito prima dire il mio amico Pozzolo, che stamani i giornali dicevano di aver visto ieri un sacco di estremisti in cravatta. Allora io la cravatta non me la sono messa, così vediamo se li facciamo contenti.
Bene, io devo presentare il programma. Roberto mi ha dato quest'onere e quest'onore di cui lo ringrazio. Non farò la lista della spesa, perché siamo stanchi, carichi comunque, più carichi che stanchi, ma sfrutterò qualche minuto per indicare, sì, qualche punto contenuto nel programma, che poi potrete personalmente approfondire, sia per dare una cornice generale, spiegare quali siano i pilastri su cui il nostro programma si regge.
Beh, una prima obiezione che si potrebbe fare è quella: dice, ma come mai un programma nasce oggi? Perché un programma lo presentiamo oggi anziché averlo presentato a febbraio, a marzo? Un partito dovrebbe nascere su un programma. È strano che non ce l'abbiamo ancora, no? L'altro giorno, Roberto, ho sentito Lilly Gruber che incalzava, ma il programma, ma il programma, lei non ha un programma.
Beh, io dico questo, le cose nascono in tanti modi. La politica si fa un po' come la guerra, Roberto lo sa bene. Fond Clausewitz diceva che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. Per il generale Vannacci è stato il contrario, ma il principio è lo stesso. La politica è la continuazione della guerra e della difesa della patria con altri mezzi.
Allora, le iniziative politiche, come le iniziative militari, sorgono in tanti modi diversi. Beh, la nostra iniziativa politica è sorta a febbraio come, non a caso, una operazione di guerra non convenzionale, non scritta a tavolino, ma come un'operazione che nasceva su delle emergenze, su delle esigenze immediate, non su un pacchetto completo di centinaia di pagine, ma su tre emergenze, che sono ovviamente, lo sappiamo tutti, la questione delle armi a Kiev, la questione dell'immigrazione e della remigrazione, la questione del tradimento valoriale operato dal centro-destra.
Pensiamo alla Pascal, a Roccara-so, pensiamo alla legge sul femminicidio, parola che noi ci vergogneremmo di utilizzare se non citando coloro che non si vergognano di utilizzarla, fatta da una maggioranza di centro-destra, non da una maggioranza di centro-sinistra. La legge che lì lì, che fermenta e a bagnomaria, sul consenso informato, per citarne un'altra. Oggi l'incursione, la fase di mera incursione su tre punti d'emergenza, lascia il passo a una fase invece, diciamo così, in cui entrano in scena i reparti normali, in cui dobbiamo avere un programma e abbiamo un programma strutturato su tutti i singoli temi, su tutti i singoli problemi che interessano il nostro paese. Ecco perché passiamo dall'incursione all'esistenza ordinaria, costituita, potremmo dire, oggi chiudiamo una Costituente nazionale ad una fase costituita del nostro progetto politico.
Dalle emergenze alla fase costituita: un metodo dal basso
Abbiamo costruito un programma dal basso, potremmo dire reparto per reparto, comitato per comitato, esperto per esperto, in un lavoro di mesi cercando di mettere a sistema tutte quelle che sono state le le miriadi di suggerimenti, di spunti, di analisi che ci sono pervenuti. E questo lavoro continuerà, eh. Questo è un primo programma politico. L'abbiamo chiamato così perché innanzitutto il programma dovrà essere aggiornato, continuativamente, giorno dopo giorno, e poi perché questo programma lo presentiamo proprio dal basso all'esecutivo nazionale e al Presidente Nazionale affinché lo possano vagliare, approfondire, filtrare e implementare. Quali caratteristiche ha questo programma? Caratteristiche formali e caratteristiche materiali.
La battaglia del linguaggio: chiamare le cose con il loro nome
Innanzitutto, sembrerà scontato dirlo, ma credo che oggi non lo sia più, è un programma scritto in italiano. Non è un programma scritto in inglese, in cinese, in russo, non lo so. È un programma scritto in italiano. Non utilizza né altre lingue, sì, delle eccezioni talvolta ci possono essere, eh, noi non è che vogliamo chiuderci nell'incapacità di parlare altre lingue. Roberto ne parla una trentina praticamente ormai, per cui, ma è un programma soprattutto che non è scritto nella neolingua. La neolingua, in questo programma non ci troverete, non so se è fascismo, se è comunismo, non so cosa sia. Non ci troverete non ci trovereste gli asterischi. Grande notizia, grande notizia.
Un programma senza asterischi, quindi retrogrado. Un programma senza schwa, avrete presente, no? Quella e rovesciata che va tanto di moda, anche nelle scuole, caro Rossano, anche nelle scuole, perché a volte ci arriva qualche circolare, no? di qualche o qualche qualche comunicazione di qualche collega, Car, asterisco, colleg, asterisco. Dice, beh, probabilmente non parla a me, perché io sono dotato di identità sessuale, sono maschio, e quindi se l'asterisco non risponde.
Noi chiamiamo le cose col loro nome. Lo facciamo nel programma e lo facciamo nel modo in cui comunichiamo. Chiamiamo, utero in affitto, ho sentito dire, no? No, bisogna dire gestazione per altri. Utero in affitto. Diciamo, non suicidio assistito, diciamo omicidio del consenziente. Diciamo non interruzione volontaria di gravidanza, diciamo aborto. Marco Pannella lo chiamava aborto. Io non condivido niente con Marco Pannella, chi mi conosce lo sa, ma Marco Pannella lo chiamava aborto, non interruzione volontaria di gravidanza. Quindi c'è un tema che viene prima delle posizioni e è il modo in cui tu imposti il linguaggio.
E capite bene che Emanuele Samek Lodovici, un grande filosofo italiano del Novecento, diceva chi non possiede le parole, non possiede le cose. Quando noi rinunciamo ad utilizzare la nostra lingua, a scegliere le nostre parole, a scegliere le nostre categorie, stiamo già giocando alle condizioni date al casinò dal mazziere. Noi ci siamo stufati di giocare alle condizioni scelte da altri. I tavoli di casinò costruiti da altri li ribaltiamo con le pedate come Gesù Cristo cacciò i mercanti dal tempio. L'Italia vuole giocare alle proprie regole e con il proprio linguaggio.
Oltre la tecnica: il primato dei valori e del diritto naturale
Il contenuto: in questo programma non ci sono proposte meramente tecniche, ci sono proposte tecniche, ma ogni proposta tecnica sorge da una visione dell'uomo, della società e dell'Italia. Gli strumenti, notoriamente, per definizione, servono per dei fini. Uno strumento non è un fine, un fine non è uno strumento e lo strumento serve per un fine. Dunque gli strumenti, le scelte tecniche, dipendono e sono condizionate nella loro efficienza, nella loro bontà, nella loro opportunità, dall'essere messe in relazione a un fine, cioè ad un valore. Noi abbiamo in questo paese affrontato governi tecnici, forze politiche che ci hanno detto che ciò che conta è la tecnica, l'analisi tecnica delle questioni, dei problemi. L'abbiamo visto con Mario Monti, l'abbiamo visto con Mario Draghi, non l'abbiamo visto con Mario Vannacci, fortunatamente si chiama Roberto, di Mario ne abbiamo già avute abbastanza, e quindi la tecnica la lasciamo al remid al contrario, la lasciamo a questa gente qua. Noi abbiamo una serie di proposte concrete che però dipendono da una visione specifica del mondo, da dei valori. Quali sono i nostri valori? Quali sono i valori su cui abbiamo costruito il programma?
Sostanzialmente potrebbero essere indicati in due grandi punti di riferimento che sono il diritto naturale, potremmo dirlo in modo più usuale come il buon senso, e dall'altro lato, la tradizione, ovvero l'identità del nostro popolo, del nostro paese.
Cos'è il diritto naturale? Il diritto naturale è l'ordine buono delle cose. Noi pensiamo, noi vogliamo ancora bene a madre natura. Per qualcuno, madre natura, io dico Dio, da cattolico, alla natura creata da Dio, quindi le due cose non si escludono. Dio va specificato perché altrimenti con madre natura sembra di virare verso il Green Deal, allora io sto un po' attento a queste cose, no? L'ordine buono della realtà. Per qualcuno la natura è fascista, la natura è patriarcale, la natura distingue i mammiferi in maschi e femmine, noi siamo ancora dalla noi facciamo una scelta politica di campo. Arruoliamo in Futuro Nazionale, se Roberto Vannacci è d'accordo, la natura, tessera numero due dopo quella di Roberto Vannacci.
Ordine buono delle cose, vale per la vita, vale per la famiglia, vale per il lavoro, per il lavoro. Diritto naturale vuole che per lavorare, vuole che per mangiare si lavori. Non vuole che l'economia si fondi sulla redistribuzione della ricchezza. Certo. Aiuteremo chi rimane indietro, aiuteremo chi non può lavorare. Abbiamo sentito degli interventi, anche quello che mi ha preceduto, bellissimi sulla storia della destra sociale in Italia. La destra è sociale o non è, parafrasando un bellissimo intervento di Giorgio Almirante. Ma un conto è aiutare chi non può lavorare, un altro conto sarebbe aiutare chi non vuole lavorare. Allora io lo dico con... lo dico senza mezzi termini. Lo dico con le parole... vedremo la stampa come qualifica l'autore della citazione. Lo dico con le parole del camerata San Paolo: chi non vuol lavorare, neppure mangi.
La tradizione come "democrazia dei morti"
La tradizione... La tradizione cos'è? La tradizione, il tradizionalismo, ci spaventa tutto questo, cos'è la tradizione? Io cito sempre per farla semplice e breve, una bellissima definizione di Gilbert Keith Chesterton. Chesterton diceva: la tradizione è la democrazia dei morti. Datemi, signore, ciò che gli altri non vogliono. I morti in questo paese non li vuole più nessuno, arroliamo anche loro, li arroliamo noi. Perché arroliamo i morti? I morti sono il contenuto, la volontà, la dedizione, l'eroismo di ciò che i nostri padri, i nostri nonni, i nostri bisnonni hanno amato prima di noi.
Bisognerebbe... i nostri parlamentari lo sanno bene... bisognerebbe di ogni volta che ci si trova a votare una proposta di legge, a valutare se una proposta di legge debba essere approvata o no, chiedersi che cosa voterebbero insieme a noi quelli che non possono essere lì in Parlamento, oppure alle urne il giorno delle elezioni a votare insieme a noi. Bisognerebbe che ci fosse una democrazia anche in cui anche il voto di mio nonno conta. Mio nonno che per ora si è sacrificato più di me perché si è sacrificato per 90 anni per costruire l'Italia, non è più qui e io mi sono sacrificato per 35. È chiaro che, andando alle cose pratiche, è difficile, però questo criterio dobbiamo tenerlo presente: la tradizione è la democrazia dei morti. Diceva Chesterton, entrate in un... entrate in un cimitero, vedete un sacco di schede elettorali col voto, con l'espressione di volontà. Come si esprime il voto? Con una croce. Sopra ogni morto c'è una croce, questa è la democrazia dei morti. Nel programma abbiamo messo qualcosa anche sulla dignità dei cimiteri, perché quando io entro in un cimitero in Italia mi rendo conto che spesso i nostri amministratori hanno perso completamente il senso del rispetto di chi è venuto prima di noi.
Il programma si apre con due citazioni e si chiude con una preghiera. La preghiera è quella che Roberto ci ha fatto recitare ieri all'inizio all'apertura di questo di questa Assemblea Costituente. E si apre... quindi vogliamo un po' alto. E si apre con due citazioni che sono la prima: Benedite gran Dio l'Italia, Papa Pio IX. La seconda... a qualcuno darà noia l'Italia, darà noia la benedizione, darà noia persino Dio, a meno che non sia il Dio del Corano, ovviamente, perché quello la sinistra a Bersani qualche qualche volta va bene. La seconda citazione è di un compagno, di un comunista. Pier Paolo Pasolini, nella sua poesia 'Salute, Augurio': Destra divina, che è dentro di noi nel sonno. Per gli amici friulani, 'destra divina' 'ca d'intru d'in ut al siun', perché la scrive in friulano questa poesia. Io ho un po' di sangue friulano, per cui... che è italiano.
Volare alto: identità, storia e simboli
Perché? Perché aprire un programma e chiuderlo con cose così alte, anziché parlare solo dello spread? Perché io credo, correggetemi se sbaglio, che a Poitiers nel 732, a Lepanto nel 1571, a Vienna nel 1683, non abbiamo ricacciato gli invasori maomettani nel nome del McDonald o di una democrazia procedurale senza identità. Non li abbiamo ricacciati volando basso, ma li abbiamo ricacciati volando alto! Combattendo e contemporaneamente volando alto. In Italia, come in tutta Europa, la pulzella d'Orléans, Giovanna d'Arco, non sconfisse gli inglesi nel nome del McDonald, ma gli sconfisse nel nome di una tradizione e di una identità. Anche in Medio Oriente l'abbiamo fatto. Monsignor Giisard, Balduino IV di Gerusalemme, mise con 5.000 uomini in fuga 40.000 maomettani, come li chiamo io, perché seguono la religione di Maometto e nel vocabolario c'è. 5.000 uomini, di cui molti lebbrosi, misero in fuga 40.000 uomini, di nuovo, non nel nome dello spread e del debito pubblico, non nel nome di Carlo Calenda, ma nel nome della nostra tradizione.
Lo fece Roberto. Prima di quella battaglia Balduino IV fece arrivare il Vescovo di Gerusalemme e si inginocchiò adorando la reliquia della vera croce, no? Se qualcuno si è arrabbiato sulla stampa, non so, vedremo anche le prossime uscite per la preghiera di ieri, diciamo che abbiamo dei gloriosi eh predecessori. E a proposito della sporca dozzina, anche Balduino IV condusse questo intervento servendosi soprattutto dell'esercito di San Lazzaro. Non so se sapete cos'è l'esercito di San Lazzaro, l'ordine di San Lazzaro. Era un ordine cavalleresco composto solo e soltanto da guerrieri malati di lebbra. Lo stesso Balduino IV, che diventò re a 16 anni, a 17, compì questa azione, doveva essere montato a cavallo dai suoi aiutanti perché non riusciva malato di lebbra a montare sul cavallo. Ma dopo esserci montato riusciva a condurre le armate alla vittoria con forze impari. Questa è la sporca dozzina di cui ci... di cui ci hanno accusato? Benissimo! Saremo anche l'esercito di San Lazzaro e con la nostra lebbra ridaremo una speranza all'Italia.
Bene, questa è un po' la cornice valoriale. Entrando su qualche, a farvi qualche qualche esempio, qualche contenuto che dipende da questa visione, i temi che abbiamo affrontati sono innumerevoli. Ve li andate a cercare, ve li vi vi elenco le nostre sezioni: il lavoro, le attività produttive, l'industria, il Made in Italy, l'economia, il credito, i valori non negoziabili, la vita, la famiglia, l'identità cristiana, l'assimilazione, la riemigrazione... Non c'è un capitolo sull'immigrazione nel nostro programma, c'è un capitolo sull'assimilazione e o la riemigrazione. Bravo! La sicurezza, la giustizia, gli esteri, l'Europa, la difesa, le Forze Armate, la cyber sicurezza, la riforma dell'architettura istituzionale dello Stato, la riforma della politica, l'istruzione, la cultura, la salute, la sanità, il sociale, l'agricoltura, l'energia, le infrastrutture, l'ambiente, gli animali domestici, le politiche del mare, lo sviluppo territoriale, la protezione civile, lo sport, eccetera, eccetera. Quindi i temi ne troviamo di tutti i tipi, anche in base a ciò che ciascuno di noi, di voi magari ha più a cuore e su cui vuol capire meglio la posizione che stiamo proponendo. Chiaramente i due punti di partenza fondamentali sono la riemigrazione e i valori non negoziabili. Innanzitutto, collegati al tema molto concreto della crisi demografica italiana.
Demografia e immigrazione: la sfida dell'assimilazione
Allora, le due emergenze dei nazionali più grandi. In Italia sappiamo che la situazione è impressionante dal punto di vista dei numeri. Sappiamo che la presenza straniera è oltre ogni misura di includibilità e assimilabilità. Siamo ormai al 12,5% di presenza non italiana dalla nascita del nostro Paese. Occhio, perché quando andate a vedere i dati, sul sito del Ministero dell'Interno, e vi dicono 'Ma' e vi chiedete 'Ma quanti stranieri ci sono in Italia?' E quindi sapete che non potete fidarvi, andate a fare tutte le addizioni, no? Cerchiamo quanti stranieri ci sono in Italia registrati, poi andiamo a cercare magari, perché fuori dati la stima sugli stranieri irregolari non censiti nel nostro Paese. Dovremmo aggiungerne un altro di criteri, un altro addendo. Tutti quelli che sono stranieri sono arrivati nel nostro Paese e formalmente, giuridicamente, grazie a una legislazione a maglie larghe, hanno ottenuto ieri l'altro la cittadinanza. E questi, di questi non sappiamo niente. Non abbiamo neanche gli indicatori sui crimini che commettono, perché formalmente risultano come italiani. Comunque, se andiamo a fare l'addizione di tutti questi gruppi, noi abbiamo in Italia il 12,5, non più il 9%, di persone che non sono realmente italiane, che non sono italiane dalla nascita. E questo è un punto su cui riflettere, anche perché il centrodestra negli ultimi anni ci ha abituato a pensare semplicemente che il problema sia semplicemente quello del rispetto delle nostre leggi per quanto riguarda la cittadinanza. E questo è un errore madornale, eh, che è un presupposto, non è che viene dal nulla. Viene dal fatto che tu hai perso la tua identità. Perché quando tu perdi la tua identità, pensi che la tua identità sia solo il rispetto del diritto penale, del diritto civile e della Costituzione. Beh, la mia identità è tutto questo, ma è anche molto di più. Io ho vissuto alcuni anni in Svezia, rispettavo le loro leggi,Ecco la trascrizione dell'audio:
"Rispettavo tutte le loro norme e non per questo mi sono mai, un solo giorno, parlo di esperienza personale, sentito svedese o continuato a sentirmi italiano, quale ero e quale sono. E quando noi, quando noi trasferiamo masse, in numeri eccessivi, quando si parla di immigrazione di massa, in un altro paese, noi necessariamente andiamo a creare le condizioni per la disintegrazione sociale di chi arriva e per la disintegrazione sociale di chi ospita, anche laddove venissero rispettate le norme. Noi non ci accontentiamo di un'Italia in cui non ci siano crimini, noi vogliamo un'Italia in cui ci siano prevalentemente, quasi esclusivamente, con le debite eccezioni, con armonia, con elasticità, italiani. Se domani, se domani ci fossero in Italia, faccio per esagerare, il 60%, per esagerare per ora, eh, perché poi coi tassi di fecondità bisognerebbe proiettare nel futuro, se domani ci fossero in Italia il 60% di persone non italiane, con un'altra storia, con un altro colore, con un'altra identità, persone rispettabilissime che rispettano le nostre norme, io non sarei per niente contento, eh. Come non sarei contento se il 60% degli abitanti del Marocco o dell'Iran, o del Venezuela fosse, sul Sudamerica la situazione è un po' particolare, lo sappiamo, ma il 60% di italiani che si trasferiscono in blocco nel giro di 15 anni in un altro paese. Voi sareste contenti? Secondo voi sarebbe una situazione che permetterebbe una omogeneità sociale, una tenuta del sentimento sociale, una tenuta dell'identità fondamentale di un paese? Dunque, rispettare le norme non è abbastanza, è certamente il primo criterio di riferimento, chi non rispetta le nostre leggi deve abbandonare immediatamente il nostro paese, ma noi pretendiamo di mettere un limite, di mettere un tetto alla presenza straniera in questo, in questa nostra patria.
Quando qualcosa mi costa fatica, magari per il bene comune, e non si tratta solo di rispettare una legge, mi viene in mente che per questo paese un mio bisnonno è morto durante la Prima Guerra Mondiale, mi viene in mente che per questo paese molti miei parenti sono morti durante la Prima Guerra Mondiale. Mi viene in mente che il mio bisnonno ha combattuto per questo paese ed è stato prigioniero in un campo di prigionia comunista in Jugoslavia per molti anni, fortunatamente riuscendo, eh, a far salva la pelle e a tornare a casa da sua moglie. E tutto questo mi stimola a vivere per il mio paese, ad amare per il mio paese, molto più che se per questo paese non fosse stata versata dal mio sangue, una sola goccia di questo sangue. Dunque, l'appartenenza a un popolo e a un territorio è un criterio fondamentale che ha una ripercussione poi in diretta anche sulla legalità, ma che va a incidere direttamente sulle virtù civili delle persone. Per essere veramente virtuosi, bisogna avere, bisogna avere incentivi alla virtù e il più grande incentivo alla virtù è sapere che ciò di cui ti occupi, di cui devi occuparti, è stato pagato a caro prezzo da chi appartiene alla tua famiglia e si è sacrificato per te. Questo non si può barattare con nessuna integrazione.
Sulla demografia, 2025: 1,14, mi sembra, figli per donna, abbiamo chiuso così il 2025. Gli studiosi di statistica, di demografia ci dicono che il tasso di mantenimento demografico è 2,1 figli per donna. Quando si va sotto 2,1 figli per donna si procede verso l'estinzione, a marce più o meno ingranate, a velocità più o meno alta, ma si procede verso l'estinzione, questo è quello che accade. Noi siamo in prossimità della metà del tasso di mantenimento demografico. E quindi anche su questo, il nostro programma fa una, un focus molto molto particolare.
Fisco, lavoro e sovranità economica
Sull'economia, noi, lo diciamo apertamente, senza populismo, ma senza vergogna, se non abbassiamo l'imposizione fiscale, questo paese non potrà più rialzarsi. Occorrono anche degli strumenti concreti oltre all'abbassamento delle aliquote, ne abbiamo proposti tanti in questo programma. Pensiamo alla deducibilità totale dei pagamenti tracciabili, in modo tale che si paghi meno e che questo favorisca in modo armonico l'emersione della, della elusione della, evasione fiscale. Abbiamo pensato allo stop sulle tasse con saldo a acconto, abbiamo pensato al principio di cassa per l'IVA, non è possibile che i nostri imprenditori, i nostri commercianti debbano pagare l'IVA senza averla neanche riscossa perché hanno delle fatture non pagate. Ma che stato è lo stato che ti chiede di pagare per dei soldi che non hai incamerato? E delle politiche molto serie sul collocamento al lavoro degli, dei disoccupati, con la fine del reddito di cittadinanza passivo in tutte le sue forme: cittadinanza, inclusione, avviamento, eccetera, eccetera. Ovvero qualunque strumento tu prenda, compresa la NASpI, compresa la NASpI, o come si chiama adesso, se si chiama ancora così, compresi, diciamo, gli strumenti non ordinariamente legati alla disoccupazione di lungo termine, devono decadere se non accetti qualsivoglia proposta di lavoro che ti venga fatta da un centro di collocamento e che ti veda fisicamente, medicalmente idoneo a poterlo affrontare. Non deve più esistere che fai, che lavori per 4 mesi e programmi la tua vita lavorando per 4, 5, 6 mesi ogni anno e per il resto dell'anno non fai nulla perché tanto pagano quelli che la mattina si alzano alle 5:00 per andare a lavorare.
Incentivi alla piccola e media impresa. Il nostro modello di economia è un è un modello che si fonda sull'economia reale e che si fonda soprattutto, non esclusivamente, sulla piccola e sulla media scala. Noi siamo alternativi tanto alla visione comunista, quanto a quella di eccesso di capitalismo, una visione che voglia non tutti proletari, direbbe la sinistra, ma che voglia che veda tutti proprietari. Per questo vogliamo, per esempio, detassare la partecipazione agli utili dell'impresa. Quando un imprenditore decide liberamente di distribuire parte del proprio utile ai propri dipendenti, secondo una visione che è classica, che è tipica del nostro Medioevo, che è tipica della dottrina sociale cristiana, che è tipica di un modello italiano che non è né comunista né turbo capitalista, lo stato deve azzerare la tassazione su quella partecipazione del dipendente alla ricchezza che ha contribuito a produrre. E poi, un fondo sovrano italiano, che integri, metta insieme tutti i dispersivi e dispendiosi strumenti di partecipazione dell'economia pubblica, all'economia privata, per il per il rilancio delle startup, per esempio. Noi abbiamo bisogno di garantirci che i nostri giovani imprenditori, che chi fa impresa, che chi ha idee, che chi ha energia, possa prosperare anche grazie alla leva finanziaria di un aiuto che però non porti il proprio progetto nelle mani di soggetti stranieri, nelle mani di soggetti che si approfitterebbero spesso anche dei contenuti tecnologici, per esempio, di ciò che queste smart up vanno a inventare.
Sovranità tecnologica e la sfida del futuro
Quindi la sovranità tecnologica, dalla tecnologia mi aggancio a questo, la sovranità tecnologica. Noi abbiamo bisogno di fibra veloce in tutto il paese e abbiamo bisogno di fibra che sia a controllo italiano. Questo oggi non non accade, accade solo in minima parte. Non entro nel dettaglio, nello specifico, vi assicuro che buona parte della nostra fibra nazionale, anche di quella con intervento pubblico, perché poi al privato lasciamo grande libertà su questo, ma anche l'intervento pubblico, di fatto va a garantire una fibra che è di proprietà e di controllo di soggetti stranieri. A volte è necessario, me ne rendo conto, il mercato è complesso, ma noi dobbiamo avere un obiettivo chiaro: i nostri dati, i dati degli italiani, devono passare da infrastrutture di proprietà italiana e, soprattutto, di proprietà pubblica. Non è ammissibile che i nostri dati sanitari, che i dati sui nostri figli, siano presenti su cloud controllati attraverso la legislazione statunitense per cui è previsto che le forze di polizia, la magistratura, i servizi statunitensi abbiano libero accesso a tutti i cloud di proprietà statunitense, statunitense, e quindi i nostri dati siano in mano straniera.
Abbiamo bisogno di un Golden Power pensato diversamente, abbiamo bisogno di investimenti in intelligenza artificiale e di pensare l'intelligenza artificiale per quelle che siano che sono le sue potenzialità e non i suoi rischi. E qui scusate, eh, ma si apre la si apre, anche se se ne parla ancora poco, ma vi assicuro se andate a qualche convegno, soprattutto del 5 stelle, ne sentite parlare, no? Da alcuni anni si arrovellano su come gestiremo il problema. Non riguarda domattina, non riguarda domattina, riguarda fra 10 anni, fra 15, fra 20 anni. Il problema della disoccupazione generata dall'intelligenza artificiale e dalla robotica. Non è immediata per ovvi motivi, al di là, a volte siamo un po' preoccupati, si pensa di perdere il lavoro fra 3 mesi su questo. Una mano robotica costa €200.000, quindi per ora conviene farli guidare alle persone reali, diciamo così, e l'idraulico lo deve fare una persona reale. Però dobbiamo pensare in prospettiva.
La proposta della sinistra è la ridistribuzione di nuovo, al solito, ovviamente, della ricchezza. Dunque non lavora più nessuno, lavorano le macchine, lavorano sempre di più le macchine, e ridistribuiamo la ricchezza prodotta a degli italiani che si riducono a passare la giornata in casa sul divano, tanto gli diamo l'hamburger, YouPorn e il reddito di cittadinanza e son tranquilli, no? Questo è il modello del Movimento Cinque Stelle.Noi pensiamo, l'abbiamo detto prima, chi non vuol lavorare neppure mangi, ma pensiamo anche che il lavoro non sia solo uno strumento per poter mangiare, pensiamo che sia una dimensione di espressione della persona umana. Noi abbiamo bisogno di lavorare.
E allora un modello che abbiamo implementato nel programma, non spaventiamoci, ripeto, non per domattina, ma per quando questi signori ci verranno a proporre queste cose, quando la disoccupazione aumenterà. È un modello che anziché fondarsi sulla ridistribuzione della ricchezza in assenza di lavoro per la maggior parte dei cittadini, si fonda sulla ridistribuzione del tempo libero. Qualcosa che oggi non possiamo fare, lo ridico per la terza volta per ovvi motivi, sennò poi ci dicono che vogliamo costringere gli imprenditori a parità di paga a far lavorare meno i propri dipendenti da domattina. Assolutamente no, noi dobbiamo dare più libertà e più risorse ai nostri imprenditori. Ma nel momento in cui si rappresenterà questo scenario, la nostra proposta è di mantenere i livelli di occupazione, di mantenere i livelli di salario attraverso, chiaramente, come sempre, una libera contrattazione, ma che implementi l'elemento del con la sostituzione della robotica e dell'intelligenza artificiale, lavorare meno, ma continuare a lavorare tutti.È molto difficile da integrare, sicuramente è rivoluzionario, nel senso positivo del termine e non comunista del termine, rispetto alle proposte che fino a oggi i grandi filosofi del Cinque Stelle e del PD ci hanno proposto.
Il mutuo tricolore e il sostegno alla natalità
Per quanto riguarda la demografia, dicevo prima, le risposte quali sono? Le risposte sono il mutuo tricolore, innanzitutto. Un mutuo garantito, una grande operazione di mutuo per le famiglie italiane, garantito dallo Stato, cui l'interesse del sistema bancario, chiaramente c'è, perché è lo Stato che permette l'accensione di nuovi mutui che altrimenti non verrebbero mai accesi, per cui però le condizioni le detta lo Stato. E allora con la garanzia del patrimonio pubblico, con la garanzia dello Stato intendo, si si daranno questi mutui a tassi estremamente agevolato per l'acquisto della prima casa, e un tasso che sarà proporzionalmente ridotto all'aumento del numero dei figli. Noi dobbiamo fare in modo che gli italiani tornino a fare una cosa, quella che gli è sempre riuscita meglio: fare altri italiani, cioè procreare ed educare altri italiani.
La famiglia naturale al centro dell'azione politica
E la stessa cosa sull'IRPEF. Non è possibile che il principio costituzionale di progressività dell'imposta sia ancora applicato solo e soltanto tenendo conto di quanto guadagni, perché il contributo che tu dai al benessere della nazione viene innanzitutto dal numero di figli che fai. Non è possibile che una che a parità di stipendio, una persona che ha quattro figli, oggi parlavo con la moglie di Pozzolo, che mi diceva che hanno quattro figli, gli ho fatto i complimenti, non è possibile che una persona che ha quattro figli, a parità di stipendio, contribuisca esattamente nello stesso modo alle casse pubbliche. E non sto dicendo, lo dico soprattutto per la stampa, che vogliamo aumentare le tasse a quelli che i figli non li fanno. Platone l'aveva detto, ma lasciamo perdere. Noi vogliamo abbassare le tasse a quelle che i figli li fanno.
Anche perché fare i figli, fare i figli oltre a essere una priorità sulla quale ce ne freghiamo dell'economia, nel senso che al di là di tutte le analisi, fare i figli rimane una priorità essenziale per l'esistenza del nostro popolo. Anche sull'economia, non possiamo fare programmazione di lungo termine se non creiamo nuovi italiani. Ma avete presente com'è messo il sistema pensionistico italiano? Un tempo si parlava di piramide demografica, no? La piramide demografica. Provate a chiedere all'intelligenza artificiale di farvi un disegno 3D di quella che è la piramide demografica oggi e guardate se assomiglia a una a una piramide. Se la guardate bene è stretta stretta in cima, è ovvio perché a 95-100 anni ce ne sono pochi. Molto larga sui 70, sugli 80 anni e poi via via che vai sotto, soprattutto sotto i 50, si restringe. Più che una piramide, diceva un mio amico, sembra un trottolone. E i trottoloni, si sa, dopo qualche giro cadono.
Allora se noi non ritrasformiamo il trottolone demografico italiano in una piramide demografica italiana, noi non possiamo sostenere neanche il sistema contributivo, neanche il sistema pensionistico, neanche i servizi pubblici. E io non riesco a capire come sia possibile che negli ultimi 35-40 anni non ci sia stata una sola forza politica, neanche, soprattutto negli ultimi negli ultimi governi, lo vediamo, nei partiti di centrodestra, che abbia messo al centro questa esigenza.
E poi la difesa della famiglia, l'unica, quella naturale. Demografia significa anche questo. Per noi la famiglia è solo una, quella formata da un uomo e da una donna. Proponiamo una netta, una nettissima opposizione alle altre forme di famiglia, all'utero in affitto, non la GPA dicevamo prima. La difesa della vita dal concepimento alla morte naturale. Beh, guardate, si parla tanto di suicidio assistito, no? Che in giurisprudenza comunque la si pensi si chiama omicidio del consenziente. Quasi finito.
La legge 38, mi sembra, del 2010, insomma la legge che istituisce le cure palliative, oggi è perlopiù inapplicata nel nostro Paese. Il 75%, il 75% di coloro che vivono condizioni di estremo dolore fisico, di grande sofferenza terminale e che chiedono l'accesso alle cure palliative, non lo ottengono perché lo Stato italiano e le regioni italiane non ci mettono i soldi. La prossima volta che un comunista vi dice che la risposta alla sofferenza è uccidere un vecchio perché la sua vita non vale nulla, proviamo a rispondergli che prima di affrontare l'argomento sarebbe il caso di tirare fuori i soldi che invece danno ai gay pride.
Esatto, o a Zelensky, esattamente, esattamente. Dunque la difesa anche della vita, dell'identità cristiana, dei nostri simboli, dei nostri simboli. Non è possibile che nelle nostre classi di scuola non ci sia il crocifisso. Non è possibile. Guardate che non è questione di dover essere per forza credenti, eh, io lo sono. Quel crocifisso in una classe è la garanzia della tolleranza che tu avrai qualunque cosa tu creda e anche se tu decidi di non credere in nulla. Perché dove quel crocifisso non c'è, dove ci sono state altre civiltà, la distinzione fra legge pubblica e legge della fede come virtù teologale e virtù interiore, non esiste.
Al contrario di quello che ci raccontano, quello questo è ciò che la nostra civiltà ha sempre fatto, sempre fatto. Anche quando i professori di storia a scuola, mi metto nella categoria, vi raccontano il contrario, è perché mentono, perché mentono. Vi raccontano che siamo andati in America a imporre la fede con le armi. Sì, qualche bischeno c'è sempre stato, eh, in Toscana si chiamano bischeni. Ma è del 1537, la prima bolla pontificia. Avevamo appena scoperto l'America in cui si dice che non si può imporre la fede a nessuno con le armi e con la violenza, che la fede si predica con l'esempio e con la parola. Quindi quel crocifisso in una classe non solo è affermazione della nostra identità e di quello in cui la maggior parte degli italiani continuano a credere, ma è anche la garanzia per tutti coloro che non ci credono.
Io devo andare più veloce perché ho parlato troppo. La rimigrazione che è un tema centrale del nostro programma, la salto perché credo che il nostro generale abbia molto, molto, molto da dirci su questo. Abbiamo tante proposte sulla giustizia, sulla certezza della pena, sul piano carceri, sulla ci chiedono dove troviamo le risorse, Roberto. Dove le troviamo le risorse per fare le cose che facciamo? Ieri parlavo col nostro amico Filippo della polizia penitenziaria che è intervenuto e mi diceva che tra il 30 e il 40% della popolazione carceraria italiana non è italiana. Ma quanto spendiamo noi per gestire i criminali degli altri? Ma non ci basta gestire i nostri di criminali? La difesa della nostra sovranità passa anche dalla gestione del sistema carcerario, passa dalla revisione dei trattati internazionali, passa dall'affermazione che la nostra Costituzione, il nostro diritto viene prima del diritto internazionale. Possiamo avere la libertà di rimetterci al tavolino e di riparlare magari di un'Europa pre-Maastricht oppure no? Abbiamo la libertà di ridiscutere sull'euro e capire se valga la pena, quando valga la pena, di riparlarne. Non dico di avere la verità in tasca, ma di riparlarne con un con un unico faro: l'interesse e la sovranità del nostro Paese.
Conclusioni: il coraggio di essere Destra
Allora per chiudere, la nostra visione è diametralmente opposta a quella della sinistra, penso sia abbastanza chiaro. Non abbiamo, credo, neanche un punto in comune, magari mi sbaglio. Sinistra in senso lato, eh, quella sinistra che sfocia un po' anche a destra, che passa da certe reti televisive, da certa stampa, perché la destra non è un'etichetta, eh. Non è una questione di nominalismo, eh. La destra, diceva qualcuno, si chiamava Giorgio Almirante, è coraggio o non è. La destra o è libertà o non è, o è nazione o non è! E aggiungeva Giorgio Almirante che l'Europa o va a destra o non si fa. E allora io io chiuderei e mi permetto con grande umiltà, perché credo che sia difficilmente si possa difficilmente interloquire con le pietre miliari di ciò che Giorgio Almirante ci ha lasciato, ma applicandolo al problema che noi abbiamo oggi, io aggiungerei queste ultime parole con cui vi saluto. Visto che si parla tanto, ma il centrodestra è destra, non è destra, ma l'alleanza, non l'alleanza, non non lo so. Una cosa penso sia chiara. Se valeva per l'Europa, l'Europa o va a destra o non si fa, vale anche per il cosiddetto centrodestra. Il centrodestra o si mette nel capo di andare a destra o non si fa. Grazie."
Sintesi del Programma
Il testo dell'intervento di Lorenzo Gasperini delinea un programma politico strutturato su una visione valoriale precisa, che rifiuta la tecnocrazia in favore di principi legati alla tradizione e al diritto naturale.
Ecco i punti principali del programma estratti dal suo discorso:
Valori e Identità
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Difesa della tradizione: Intesa come "democrazia dei morti", ovvero l'eredità e la volontà di chi ci ha preceduto.
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Diritto naturale: Utilizzato come ordine buono della realtà e criterio guida per le decisioni politiche.
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Identità cristiana: Centralità dei simboli cristiani, come il crocifisso nelle scuole, inteso anche come garanzia di tolleranza.
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Difesa della vita: Protezione della vita dal concepimento alla morte naturale, con un forte incremento degli investimenti nelle cure palliative anziché nel suicidio assistito.
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Famiglia naturale: Sostegno esclusivo alla famiglia composta da un uomo e una donna, con netta opposizione all'utero in affitto (GPA).
Demografia e Immigrazione
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Gestione dell'immigrazione: Introduzione di un limite (tetto) alla presenza straniera per garantire l'assimilazione e la tenuta dell'identità nazionale.
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Politiche di riemigrazione: Enfasi sul concetto di assimilazione o riemigrazione come alternativa all'immigrazione di massa.
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Sostegno alla natalità: Incentivi concreti per contrastare la crisi demografica, con l'obiettivo di invertire il calo delle nascite.
Economia e Lavoro
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Fisco: Riduzione dell'imposizione fiscale e introduzione di deducibilità totale per i pagamenti tracciabili.
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Stop a saldi e acconti: Revisione del sistema di tassazione per evitare il pagamento di tasse su redditi non ancora incassati (principio di cassa per l'IVA).
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Lavoro e Welfare: Fine del reddito di cittadinanza passivo e condizionalità del supporto al rifiuto di proposte di lavoro idonee.
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Partecipazione agli utili: Detassazione totale della partecipazione del dipendente agli utili dell'impresa per favorire un modello di proprietà diffusa.
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Mutuo Tricolore: Mutui garantiti dallo Stato per l'acquisto della prima casa, con tassi agevolati proporzionali al numero di figli.
Sovranità e Istituzioni
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Sovranità tecnologica: Controllo pubblico italiano sulle infrastrutture digitali (fibra ottica) e protezione dei dati (cloud) dalla legislazione straniera.
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Investimenti in AI: Approccio strategico all'intelligenza artificiale e alla robotica, con una visione a lungo termine sulla gestione del lavoro e del tempo libero in funzione della disoccupazione tecnologica futura.
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Giustizia e Sicurezza: Certezza della pena, piano carceri e revisione dei trattati internazionali per dare priorità al diritto nazionale.