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Apertura Massimiliano Simoni

Massimiliano Simoni

  • Coordinatore Nazionale
  • Consigliere regionale della Toscana
  • Socio Fondatore Futuro Nazionale

Discorso apertura Assemblea Costituente di Futuro Nazionale

13 Giugno 2026 - Roma

Video YouTube: https://youtu.be/jb69CVSzo80

Il testo, per una maggiore leggibilità, è stato qui suddiviso in paragrafi tematici con l'intento di renderne la struttura più chiara e leggibile:


Introduzione

Oggi non è facile parlare, non tanto di fronte a una platea di oltre 2.000 persone, ma parlare al cuore dell'Italia, parlare a un cammino che è partito 3 anni fa e che oggi ci ha portato qua.

Questa notte, che vi devo dire onestamente, ho dormito non tante ore, ma comunque ho dormito tranquillo. Al mio risveglio, verso le 6:30, ho cominciato a pensare. Non avevo preparato un discorso scritto. Sì, certo. Quante... quanti, quanti atti abbiamo prodotto, quanti temi abbiamo affrontato, quante volte abbiamo sentito il nostro comandante dal vivo, l'abbiamo sentito in televisione. Però il discorso scritto non l'avevo, non l'avevo fatto. Era la prima volta? Sì, forse sì. A volte lo preparavo, a volte non lo preparavo, ma certamente nei momenti così importanti qualcosa buttavo giù. Poi magari me lo leggevo, me lo riguardavo.

Il ricordo d'infanzia e il rogo di Primavalle

E ho pensato a quel bambino, a quel bambino che tanti anni fa, a 6 anni, pensate, 6 anni, io stavo a Ostia, perché mio padre era un funzionario di banca, lavorava alla filiale della Banca Commerciale Italiana a Roma-Ostiense, quindi a Piramide, tanto per capirci, e io a 6 anni prendevo la metropolitana, pensate a 6 anni, da solo, da Ostia e arrivavo lì e andavo spesso a trovare mio padre.

E quindi cosa, oggi impensabile, no? Perché lasciare un bambino di 6 anni che da solo prende la metropolitana, anche se ne avesse 12-13, ma anche fosse adulto, sarebbe un rischio grave. Mia figlia quotidianamente, quando va all'università facendo la tratta Viareggio-Pisa, sono sempre in 5, due donne e tre ragazzi, perché se non sei scortato, rischi letteralmente la vita, questo è il tema.

Quindi dicevo, penso a quel bambino che un giorno va a trovare suo padre, un giorno di tantissimi anni fa, era il 1973, era il 17 aprile, me lo ricordo bene. E praticamente tutti parlavano di un di un atto che era successo, gravissimo, che era successo la notte del giorno prima, il 16 aprile. Era la notte tra il sabato e la domenica, quando due ragazzi, Stefano e Virgilio Mattei, furono bruciati vivi nel rogo di Primavalle.

La formazione culturale e le menzogne della storia

Ricordo quanto appresi, perché vi potete immaginare un bambino di 6 anni che certamente non faceva politica, che si apprestava a fare la prima elementare, no? Quindi, io ero andato all'asilo dalle suore, ma l'ho già sicuramente fatto, imparare a parlare e scrivere correttamente l'italiano, già a 5 anni e mezzo, perché così usava un tempo. Oggi non si parla più e non si scrive più l'italiano corretto nemmeno alle superiori, quindi questo è il degrado, no, della della nostra scuola.

Ho letto su un muro di Roma che la Brigata Tanas aveva colpito la borghesia fascista nei nomi di di Mattei e del suo capo di sezione, la sezione, ovviamente sociale, Giarabub di Primavalle, per colpire quindi quella borghesia fascista e firmata dal proletariato. Ecco, questa sicuramente lo sappiamo tutti, è una grande menzogna, una delle tante menzogne, no, che ci hanno raccontato. Però da lì è nato in quel bambino la voglia di approfondire, di capire, di di capire come si poteva essere arrivati a una cosa così efferata. Quindi, di di guardare, diciamo, le cose sotto un'altra logica, no? La famosa medaglia, no? Che si prende e si deve sempre girare. E poi è nato anche l'amore per la storia, per la nostra storia.

Riflessioni economiche e identitarie

Perché dicevo, sezione di Giarabub, cos'è Giarabub? Scoprii che era un'oasi, un'oasi lontana nel deserto, che tra il dicembre e il marzo tra il '40 e il '41, fu difesa da un manipolo di truppe italiane, che erano metropolitane e indigene, c'erano le nostre ascare libici, quelli sì, degni di essere italiani perché combattevano per l'Italia. E ho cominciato questo studio, questo approfondimento. Ora non c'è più, ma qui a pochi passi c'era una libreria che tanti, che sono in questa sala, sicuramente ricorderanno, era la libreria Europa, l'Europa di Enzo Cipriano. Quanti libri ho letto, quanti libri ho comprato con enormi sacrifici! Perché a quei tempi non è che si scialava, i soldi erano contati, precisi, quindi era già tanto se un genitore giustamente ti mandava a scuola, ti pagava l'istruzione, con grandi sacrifici e quindi, per comprarsi i libri, bisognava veramente fare tanti sacrifici e rinunciare a tante cose. Ecco, da quei libri poi è nato un percorso, un percorso politico, culturale, ma anche di grande riflessione.

Libreria Europa, dicevo, no? Quell'Europa che qualcuno ci ha voluto raccontare essere, eh, ed è chiusa nella moneta unica, nell'euro, che era la salvezza, no, del paese, della nazione, di tutta la nostra Europa. E io ho detto, riflettendo, stavo pensando a mio padre, perché sono abituato, mi guardo sempre prima in casa e poi vado fuori, no? E faccio una riflessione. Mio padre va in pensione tra 1900 fine 1996, 1997. Ci va da direttore di banca, quindi con una pensione sicuramente molto buona. Erano 5.600 euro di allora, del '97, quando un caffè costava 1.400 lire. Quindi 0,72 centesimi, a fare la le proporzioni come ci hanno voluto far credere. Quindi lui con la sua pensione poteva comprarsi 4.000 caffè al mese. Oggi, quella pensione che è rimasta la stessa, soltanto che è stata rivalutata, fra virgolette, in euro, sono 2.600 euro, certamente sempre una pensione più che dignitosa, ma i caffè che lui oggi si può comprare al mese, ammesso che abbia voglia di riprendersi tutti quei caffè, sono circa 1.532. Quindi, cosa vuol dire? Che abbiamo lasciato sul piatto in questi anni il 68 il 62% del nostro potere d'acquisto. Quindi noi oggi, con gli stessi soldi, compriamo il 32% il 38% di quei beni che potevamo comprare nel 1997. Ora, mio padre che è una persona tutto sommato tranquilla, modesta, "Ah, ma per me basta". No, sì, bastano, ma pensa, gli ho detto al tuo segretario, che è andato in pensione al tempo, due anni dopo, con 1.500 euro di pensione, e che oggi, con 1.500 lire di pensione, scusate, e che oggi ha 800 euro di pensione. Una pensione che oggi è a a rischio, voglio dire, vita, perché come si fa a vivere con una pensione di questo livello? È impossibile, no? Forse qualcuno, qualcuno c'aveva anche provato a dirglielo a Romano Prodi: l'Europa non è l'euro, non è la moneta unica.

Noi oggi non siamo qua o qui, perché tanto è la stessa cosa, per caso. Siamo a un passo dal Vaticano, che è il centro della cristianità, un po' come Rieti lo è per per l'Italia, no? Il centro d'Italia è Rieti, il centro della cristianità è il il Vaticano. Ecco, quel valore è l'unico tema che veramente ci riunisce e ci accomuna tutti: la cristianità. Quella cristianità che ha sempre rispettato tutti, al di là del colore della pelle, della razza, della religione e che oggi viene calpestata e vilipesa.

Conclusione: La nascita di Futuro Nazionale

Ecco, allora cos'è rimasto di quel ragazzo che prendeva la metropolitana tanti anni fa? Certamente è rimasto un grande cuore e il coraggio, il coraggio di metterci la faccia, il coraggio di continuare a combattere. Un coraggio certamente che ha trovato poi il suo il suo guerriero, passatemi questa espressione, visto che noi tutti siamo la "sporca dozzina", no? L'avete l'avete sentito. E per me è un grande onore oggi essere parte di quella sporca dozzina, perché il nostro è un partito che parte dal basso, un partito popolare, un partito per la gente, un partito che è nato da una grande intuizione di Roberto Vannacci. Quando lui ha scritto quel libro, che ormai tutti conosciamo bene, io l'ho definito la "rivolta contro il mondo al contrario", no? Muta, no, certamente un autore che a tanti di noi è conosciuto, ha ridato a tutti noi quel coraggio che poi lui ha espresso nel "Il coraggio vince".

Quindi, ci ha dato la forza di riprendere questo cammino, di affrontarlo con coraggio e oggi di essere arrivati in questa meravigliosa giornata, che sancisce la nascita ufficiale di Futuro Nazionale, che non vuole essere il partito di una parte, perché io non sono qui a rivendicare, sono partito, no, con i Fratelli Mattei, i morti di una parte, i morti sono di tutti, appartengono a tutti, ma soprattutto chi è morto per la patria, chi è morto per i nostri valori. Vedi Roberto, hai ragione! Qualcuno ha cercato anche di prenderti in giro quando hai detto "nelle mie vene scorre il sangue di Giulio Cesare". Sì, nelle nostre vene scorre il sangue di Giulio Cesare, noi veniamo da Roma e questo non ce lo dobbiamo mai dimenticare. E dobbiamo anche avere il coraggio veramente di fare questa traversata che sicuramente a qualcuno può apparire una traversata nel deserto, una traversata difficile, pericolosa, ma così avvincente. Io che porto nel cuore quel bambino, quel mio fanciullino, dico che il futuro appartiene a noi. Grazie a tutti!